Champions League e Serie B


Per la Guida Verde della Revue du Vin de France – edizione 2015 – ci sono 73 cantine in tutto l’esagono meritevoli delle Tre Stelle, su circa 1.500 aziende recensite (con 4 nuovi ingressi). Per capirci, la Borgogna ne ha 20 in tutto, la regione della Champagne 9, tutta la Valle del Rodano 4. Stranamente non si registrano ancora incidenti e sollevazioni di piazza nella province di Metz o Beauvent, ingiustamente non rappresentate in questa élite: tanto si sa che non ci sono perché Gerbelle tifa Olympique Marsiglia ed è tutta una questione di amici degli amici…

Riporto alla lettera un post di Paolo De Cristofaro, scritto su facebook pochi giorni fa.

Al di là della fattispecie concreta, che ovviamente non è il cuore della questione ma un buon pretesto, queste righe innescano a mio parere molteplici riflessioni.
Tutti i territori possono dare grandi vini? La mappa enologica mondiale, di una nazione, di una regione, così come la gerarchia delle zone e dei cru è qualcosa di ingiusto, che tarpa le ali al progresso?
In alcuni casi può anche essere così. Niente è immobile, le cose cambiano e si evolvono, la componente umana è decisiva e può succedere che terre vocate escano a fatica dall’anonimato per questioni “altre”. Basta guardare all’Italia; a quello che è successo in Campania o sull’Etna negli ultimi anni, giusto per citare due casi che sono sotto gli occhi di tutti.
Detto questo, credo che nel vino la codificazione dei territori abbia una certa rilevanza e vada inserita nella sua variabile storica con puntualità. Le regioni più colte ne sanno qualcosa: a nessuno verrebbe in mente di sovvertire dalla mattina alla sera la gerarchia dei cru del Barolo senza aspettarsi una sonora pernacchia. L’esempio francese in questo senso calza a pennello.
In una vecchia intervista, Michel Rolland mi disse che un grande vino può nascere ovunque e che un giorno, magari, lo avrebbe fatto su Marte. Anche in Italia questo pensiero ha avuto e ha i suoi sostenitori. La mappa classica è roba vecchia, ci hanno detto; tutte le terre possono dare risultati eccellenti, basta interpretarle nel modo giusto. E’ evidente che la posizione sottende una certa superiorità della tecnica sul terroir e della cantina sulla vigna, in una sorta di illuminismo enologico che di recente ha mostrato tutte le sue magagne.
Un buon vino, magari anche ottimo, può nascere ovunque. Un grande vino, con la personalità, la complessità, la ricchezza di dettagli e di sfumature che si riconoscono ai fuoriclasse, forse no. A volte si relativizza, pescando il migliore di una certa categoria. Pratica lecita, ma se facciamo giocare una partita di Champions alla migliore squadra di serie B, probabilmente ne uscirà con le ossa rotte.
Magari queste sono solo quisquilie da pseudo critico, o peggio da nerd del vino, ed ha ragione Rolland. Che infatti ha un conto in banca ben diverso dal cretino che perde tempo a ragionare su queste sciocchezze.

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