Vino, comunicazione e linguaggio

Uscire dalle ristrettezze di una comunicazione autoreferenziale, spesso iniziatica, specialistica, per aprirsi al mondo.

Riuscire ad allargare lo sguardo oltre i propri confini, intercettando un flusso più consistente di persone, non necessariamente esperte o super competenti.
Sono almeno dieci anni che sento questo ritornello nel mondo del vino, condito da grandi discorsi su come si dovrebbe fare, l’errore di chiudersi, l’incapacità di parlare alla gente, non solo ad una ristretta cerchia di appassionati o addetti ai lavori, cercando di sconfinare, facendo breccia sui canali di informazione generalista.
Il tema del linguaggio è fondamentale, ovviamente. Se si vuole parlare a più persone bisogna creare i presupposti per farsi capire e rendere il proprio messaggio comprensibile.
Sia che si adottino mezzi innovativi, dai social a tutte le possibilità date dalla rete, sia che si scelgano canali più tradizionali.
Scelta determinata anche dal budget, naturalmente. In un universo fatto di realtà piccole o molto piccole, la classica pubblicità è un lusso per pochi. Magari per i consorzi o per le reti d’impresa.
Ecco, mi sono venute in mente tutte queste cose quando Gabrizia mi ha girato questo video, prodotto dal Consorzio del Chianti. Lei dice che è un esempio interessante, capace di innovare uno schema classico, stereotipato e un po’ obsoleto. Di solito ci azzecca, e comunque è una buona partenza per avviare la riflessione.

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