Depurativo Antartico DOCG

Chi ci segue da tempo lo sa e chi capita occasionalmente su queste pagine se ne accorge subito.

Bastano poche righe per capire che qui non va cercata nessuna notizia, che siamo incapaci di dare anticipazioni (vabbè via, non ce ne po’ fregà de meno), di alimentare il chiacchiericcio (ora si chiamano rumors), cavalcare i sentiment, rinfocolare la polemica.
E allora, che diavolo guida le menti perverse che scrivono su questo inutile blog? Mah, difficile dirlo. Certo non c’è nessuna redazione, timone, scaletta o programma. Nessuno qui scrive per dovere ma solo per piacere. E se non c’è niente da dire pazienza. Non ci sono post “estivi”, temi leggeri o argomenti impegnati a seconda del periodo, né tantomeno scritti preconfezionati da mettere nei periodi morti.
Se c’è un vino interessante da raccontare, uno spunto, una riflessione, un piatto, un ristorante o un viaggio bene. Altrimenti, meglio il silenzio. I sentito dire o i copia incolla non ci interessano: qui solo prove provate.
E’ in piena sintonia con queste semplici regole, determinanti per far restare questo sito un piacevole passatempo e non una sorta di extra – time lavorativo, che non parlerò di nessun piatto e di nessun vino in questi giorni. Il motivo è semplice, non ci sono piatti e vini, per me, in questi giorni.
Dunque niente di niente? No, no, tranquilli. Ho detto niente cibo e niente vino ma non niente degustazioni, note di assaggio o impressioni da trascrivere. Diciamo così.
La bottiglia con cui ho a che fare al momento è quella del mio affezionato Depurativo Antartico, una sorta di intruglio che dovrebbe allungarmi la vita di qualche giorno, e che sta tentando di ripulire l’irripulibile. O almeno fa finta di farlo, dando una palliativa sensazione di benessere.
Tant’è, ogni santo giorno mi sveglio e metto un misurino di Depurativo in una bottiglia d’acqua che consumo durante il giorno.
Si tratta di un liquido privo di alcol (cosa che già me lo fa odiare), glutine, zuccheri o conservanti, prodotto con una ventina di erbe naturali differenti. L’azione pulitrice dovrebbe essere garantita dall’acido alginico dell’alga Durvillea antartica, “che favorisce l’assorbimento e l’eliminazione delle sostanze nocive dei radicali liberi ed è uno dei principali integratori della tisanoreica”, utilizzato per depurare, disintossicare e drenare i liquidi in eccesso dell’organismo e i metalli tossici.
Prodotto da un composito blend di Durvillea Antartica, Rafano nero, Menta, Liquirizia, Carciofo, Equiseto, Bardana, Tarassaco, Rabarbaro Cina rotondo, Genziana, Melissa, China, Ginepro, Gramigna, Sambuco, Fucus, Anice, Prezzemolo, Uva ursina e Marrubio, ha un colore verde marcio piuttosto scuro, profumi nauseabondi, con chiari tratti erbacei e marini, gusto vomitevole ma coerente, con le note vegetali ancora in primo piano e un finale così amaro da rendere quasi impossibile la sua permanenza nel cavo orale. Come se non bastasse la persistenza aromatica è praticamente infinita.
E’ prodotto dalla Mech*, casa fondata nel 1911, improntata al rispetto della tradizione ma capace di stare al passo coi tempi, sempre con un occhio rivolto al mercato. Allo scaffale sui 22 – 24 euro.

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