Massimo sistema

Ci sono definizioni e termini che proprio non digerisco, specialmente per l’uso totalmente improprio che se ne fa.

Rabbrividisco quanto sento parlare di antipolitica, o peggio quando qualcuno, credendo di lavarsi le mani da chissà che, annuncia candidamente di essere “apolitico”. Che significa? Per come la vedo io ogni scelta ha un risvolto politico: dall’acquisto di una mela alla visione di un film, dal modo di smaltire i rifiuti ad ogni forma di impegno per le cause in cui si crede.
Il termine politica, e dunque la sua negazione, è al centro di un clamoroso equivoco. La Politica con la P maiuscola non è, o almeno non è solo, il modello di governo di cui i cittadini di un Paese si dotano. E non è certo la sola rappresentanza parlamentare, né tantomeno il mero elenco dei partiti e la loro organizzazione.
Chi si oppone a questo modello non è fuori dalla politica, anzi. L’opposizione al sistema è forse una delle più consapevoli e complesse forme di elaborazione politica esistente. Sono anche convinto che le riflessioni “politiche” possano arrivare dai pulpiti più eterogenei: dalle commesse del negozio biologico sotto casa ai vignaioli (tra le mie esperienze di sempre metto quella con Bartolo Mascarello nel suo studiolo di Barolo), e non si limitano certo alle tribune elettorali di cui ci rimpinziamo in questi giorni.
Un conto è la politica, intesa come contributo ad un superiore interesse collettivo, un altro la piattaforma dei partiti impegnati nella competizione elettorale (che della prima sfera rappresenta una parte).
A costo di sembrare dissacrante e un po’ monomaniaco, tra le riflessioni politiche più stimolanti a cui ho assistito ultimamente metto quelle di Massimo Bottura a Identità Golose*. Lo chef più celebrato del momento si è reso protagonista di un intervento-comizio capace di scaldare i cuori e aprire la porta a tantissime riflessioni, caldeggiando sogni e tracciando strade per il futuro del Paese. Lo ha fatto dal suo punto di vista, ovviamente, che è quello della cucina, dei piatti, delle materie prime, ma è stato facile traslare i concetti ad altri mondi, fino a distillare una specie di manifesto che, spogliato delle sue peculiarità, porta con sé un valore molto più ampio e generale.
Bottura ha una vis oratoria invidiabile, conosce i tempi e il ritmo per tenere in allerta la sala, è puntuale e progressivo nelle accelerazioni, sa quando rallentare e snocciola in maniera chiara e sequenziale i punti del suo programma. Mette al centro delle sue riflessioni l’Italia, tra senso di appartenenza, orgoglio e voglia di cambiamento. “Trasformare per ricreare”, dice, “rimettendo insieme i pezzi, riordinando le idee e i sogni”.  E non suoni strano che la sintesi di tutto questo sia rappresentata da un Cappuccino di cipolle con le patate.
Parla di responsabilità, rispetto e piatti che diventano gesti sociali. Come Da Modena a Mirandola, geniale invenzione che abbatte le barriere tra il dolce e ilsalato e contribuisce alla rinascita del dopo-terremoto. Cita JFK e sprona i giovani a mettere nel loro sacco tre ingredienti: umiltà, passione e sogno; dice che si deve trovare la poesia in ogni gesto e che non deve mai mancare la libertà di vagare. Come nel Millefoglie di foglie. Non dimetitca i tortellini, anche se li propone alla sua maniera, e insegue il sogno della Lepre nel bosco.
La sala è piena, gli applausi arrivano puntuali, ad ogni cambio di ritmo. Finisce in crescendo, con l’ovazione e gli abbracci sul palco. Massimo Bottura non è solo un grande cuoco. Massimo Bottura è un uomo carismatico e colto che usa il suo saper fare e i fornelli per diffondere messaggi universali. Massimo Bottura è un leader.
Foto: ilovebeer.it*

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