La crisi spiegata da Winston Churchill e Sant'Ercolano

E’ un vecchio stratagemma militare. Certamente estremo, rischioso e incentrato su un sottile meccanismo psicologico.

Secondo alcuni testi storici fu usato dal vescovo di Perugia Ercolano, deciso ad impedire l’invasione della città da parte degli Ostrogoti di Totila. Dopo giorni di assedio, con la popolazione ormai allo stremo, il nostro eroe decise di usare l’ultimo sacco di grano per ingrassare l’ultimo agnello rimasto, gettandolo poi oltre le mura al fine di impressionare il re invasore. Il motivo? convincerlo che i perugini avevano ancora cibo e provviste in abbondanza.
Questa storia mi è tornata in mente proprio ieri. Dopo aver passato la giornata a rimpiangere le ultime pazze spese di vino, incredulo davanti all’estratto conto, appena ripulito dall’ultimo F24 (no, stavolta la battaglia navale non c’entra…), ho deciso di rilassarmi un po’ facendo una passeggiata con un amico. Ma siccome dai guai proprio non siamo in grado di stare alla larga, eccoci piombare in una delle migliori enoteche della città, attratti da un piccolo evento che celebrava il noto prosciutto spagnolo Blazquez.
Una fetta dopo l’altra, ci siamo trovati a spulciare gli scaffali del locale e a maturare pian piano la voglia di una seratina sopra le righe. Così, tanto per scacciare i pensieri e continuare a precipitare nel baratro. O forse per sperare di prendere in giro la crisi e il Totila della situazione, perfettamente rappresentato dal temibile direttore della banca.
Per farla breve, eccoci a tavola con un sacco di ben di dio, annaffiato, tra le altre cose, da una boccia di Champagne Pol Roger Sir Winston Churchill 1996 e da un flacone di Lynch Bages 1999.
Il primo è un fenomeno di complessità. Parte ridotto, con una nota tostata e di acciughina che ne offusca gli aromi, anche se la bocca ci tranquillizza immediatamente: vellutata, carnosa, densa e profondissima, perfettamente a suo agio con le nuance mature, speziate, di frutta secca e pasticceria che si trova addosso. Col passare dei minuti anche il naso si apre alla grande, tirando fuori un fraseggio che non disdegna di toccare cenni torbati, lievemente affumicati. Il solito Winston, non c’è che dire, anche se non così “più buono” di altre annate “minori” rispetto alla memorabile ’96.
Lynch Bages racconta perfettamente i pregi e i difetti del suo millesimo. Che, l’ho già detto*, al sottoscritto non dispiace affatto. All’inizio ci depista con un frutto nero imponente, maturo, senza accenni di evoluzione o sensazioni vegetali di rilievo. Poi torna nei binari dell’annata, si fa più scarico e spalanca un naso che diventa via via più terroso e agrumato. Gran bella bottiglia, ma se ne avete qualcuna in cantina, dategli ancora un po’ di tempo.
Ah, dimenticavo. Alla fine Ercolano perde la battaglia, viene scorticato vivo e poi decapitato. Ma ora è uno dei patroni della città…

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