Once upon a wine | Bianchirpinia 2012 Vol.1


A Marty McFly ed Emmett “Doc” Brown serviva una DeLorean ed il flusso canalizzatore per tornare indietro nel tempo e riscrivere la storia;a noi sono bastate un po’ di bocce buone per renderci conto che probabilmente la storia andrebbe quantomeno rivista…

Ma andiamo per ordine.

Grazie all’intraprendenza, la caparbietà e la competenza della Miriade & Partners*, torna finalmente BianchIrpinia*, iniziativa dedicata all’universo enologico bianchista della terra Irpina; torna dopo anni d’assenza, torna per tutti coloro a cui era mancata una cifra, torna come insostituibile strumento per approfondire tematiche sconosciute ai più.

Torna comunque ricalcando il format di successo che Diana Cataldo e Massimo Iannaccone, con la collaborazione di Paolo De Cristofaro e Lello Del Franco, stanno portando avanti con l’iniziativa gemella Taurasi Vendemmia; nel caso specifico, trattasi di survey orizzontale che tende ad assumere la forma di focus dell’annata in commercio (piuttosto che quella di anteprima) in modo da valorizzare le identità di quei prodotti che sempre più beneficiano di affinamenti prolungati per esprimersi al meglio.

Dopo i saluti iniziali, prende la parola una commissione tecnica di produttori ed enologi del territorio: una cose che, francamente, avevo molti dubbi si potesse concretizzare; un gruppo di capaci, giovani professionisti di settore che, pur in prestito a cantine tra loro “concorrenti”, fa sinergia per portare avanti un unico messaggio territoriale.

Le analisi della commissione tecnica, sapientemente moderata da Paolo De Cristofaro, hanno mostrato geopedologicamente, orograficamente e climatologicamente una serie di profili territoriali comuni e coerenti all’interno di entrambi gli areali di produzione: che queste macrozone individuate possano avere un’influenza diretta sui profili organolettici dei relativi prodotti è fuori discussione; quali che siano le ricadute pratiche e le manifeste differenze nei bicchieri, solo lunghi ed approfonditi studi futuri potranno rendercene conto. Studi che innanzitutto passeranno dall’incrocio dei suddetti dati con il catasto dei vigneti (qualora fosse reperibile/disponibile), per terminare nell’analisi storico/organolettica dei prodotti in questione. Dando per assodata la buona volontà di chi ci sta lavorando, possiamo solo sperare che siano armati di altrettanta pazienza.

Circuito temporale impostato, destinazione anno 2002: come di consuetudine per Miriade & Partners, ogni focus tecnico sull’annata si apre con una retrospettiva  d’assaggio di etichette di 10 anni prima; un gioco forse, ma se 10 anni per un grande rosso da invecchiamento come il Taurasi può essere una finestra temporale atta a valorizzarne le caratteristiche, per una bianco potrebbe essere una sfida ben più impegnativa da superare.

In questo caso, 6 sono i campioni di Fiano 2002 che sinuosamente si accomodano nei bicchieri; le premesse “a bocce ferme” non sono delle migliori: classificata come annata disastrosa, valutata con un rating di 14,5/20 (non tra i più bassi che si ricordino, però…), segnata da piogge copiose…

Alla vista però i campioni appaiono perfettamente integri, a parte il primo, il cui oro eccessivamente carico sembra denunciare un’incipiente fiacchezza. Già cominciano a sorgere quindi i primi dubbi…

Ma veniamo agli assaggi:

Villa Raiano 2002: che fosse un vino pensato per un consumo di tempi medio/brevi appare subito evidente; le note ossidative al naso sorgono preponderanti, ma si intrecciano con sentori officinali, minerali gessose e di sciroppo medicinale, finendo per diventare elementi di un quadro olfattivo tutt’altro che disprezzabile.

Il vino non può certe definirsi pimpante al sorso, ma beva non è cedevole, l’alcol ancora ben integrato, supportato da componente salina di discreto spessore. Chiusura amarognola di apprezzabile lunghezza (75/77)

(c’è da dire che altre bottiglie stappate in questi anni, anche recentemente, hanno offerto prove estremamente convincenti, testimoniate da gruppi di assaggiatori che in sala si sono imbattuti in campioni meno evoluti – ndr Pdc)

Mastroberardino Vintage 2002: un fiano Vintage messo in commercio solo alcuni anni orsono, lasciato lungamente riposare stesso in azienda. La veste cromatica è ancora tenue e gentile come signorile ed elegante è il naso, che si apre decisamente tipico su note di frutta secca, miele, ma anche di frutta a pasta gialla e suggestioni balsamiche. Il palato è ben teso, appena buccioso, un filo meno espressivo del naso, con alcol in lieve evidenza. Chiude su ricordi di tiglio e frutta appassita, animate da una vena sapido minerale con tendenza amarognola. Più che godibile! (84/86)

Pietracupa 2002: naso di sottilissima e preziosa compostezza, agrumato intriso di fine mineralità in un infinito gioco di chiaroscuri. Palato bilanciatissimo, di perfetta integrazione nelle sue componenti essenziali e di mirabile coerenza con il naso. Un vino empatico, profondissimo! (86/87)

Cantina del Barone 2002: il naso si apre prepotente su note dolci di cipria, crema pasticcera e caramella rossana che, in nuce, tendono a ricordare alcune tipologie di Chardonnay borgognoni. Il palato si arricchisce di note minerali gessose, frutta a pasta bianca disidratata e buon saldo sapido. Buona la tensione verticale, appena smussata da rotondità ossidative. (82/84)

Villa Diamante Vigna della Congregazione 2002: può un vino definire uno standard di tipicità che non c’era? Questo vino ha potuto e può! Le note di frutta secca tostata e la matrice agrumata si arricchiscono di sentori minerali/fumè, virando su quella castagna del prete, appena accennata, che è per me un po’ la firma di questa azienda. Il palato è una mirabile opera di cesellatura saporifera, integrazione aromatica, profondità  e coerenza. Un bere notevole (88+)

Terredora Campore 2002: decisamente sorprendente la naturale integrazione dell’elemento legno nella matrice aromatica di questa bottiglia; le note burrose si fondono e compenetrano in quelle fruttate e quelle minerali, generando un naso di notevole fascino. Bell’impatto acido all’ingresso, appena più fermo sulle gambe a centro bocca, chiusura su biscotto al malto ed agrume amaro, appena scollegato dal naso. (83/85).

Fulmine sulla torre dell’orologio, 1.21Gwatt vengono scaricati nel flusso canalizzatore ed eccoci riproiettati nel 2012: il viaggio nel passato è stato quanto mai intrigante e il ricordo del 2002 ha modificato almeno le mie convinzioni… semmai ci fosse stato bisogno dell’ennesima conferma della straordinaria potenzialità di affinamento del Fiano (anche di annate reputate “minori”), eccovela ben servita!

Neanche il tempo di rifiatare sotto il nostro bel patio in legno stile Cape Cod che tocca ricaricare di birra e spazzatura il nostro Mister Fusion per una nuova incursione temporale: la meta non è Hill Valley, bensì Summonte, ospiti di Ciro Picariello e della sua splendida famiglia.

Una famiglia del vino vera, genuina, aperta ed ospitale, profili che in qualche magico modo riescono ad infilare nel fiano che tirano fuori da vigne di Summonte e Montefredane.

Ci aspetta un Back to The Future partendo dall’annata 2004, ripercorrendo quasi tutta la produzione aziendale, fino ad arrivare ai giorni nostri, supportati da un desco tipicamente e generosamente irpino, che ha reso gli assaggi inevitabilmente meno tecnici.

Il disincanto ed il sorriso di Ciro rendono il suo percorso di vigneron a tratti quasi burlesco (come le fermentazioni della 2006 che partono spontaneamente mentre lui decide “sto vino come farlo…”), ma i suoi vini non scherzano affatto:

2004: di incredibile giovinezza e freschezza, agrumato croccante, ammandorlato, sottilmente minerale; piccola perla no-enologica!

2005: annata non indimenticabile, dove insoliti sentori di plastica bruciata si accompagnano a evidenti situazioni di prematura stanchezza.

2006: la tavolata ha probabilmente condiviso 2 bottiglie decisamente differenti data la diversità di giudizio delle due ali contrapposte. Purtroppo entrambe sono finite prima di poterle direttamente confrontare; a me è capitata quella meno fortunata, con note bucciose e tendenzialmente stanche, alcol un pò sopra le righe, appena fermo sulle gambe. Per gli altri: boccia della serata!

2008: delicato e sussurrato al naso, grande impatto al palato dove arriva ampio e rotondo per poi allungarsi senza fine in verticale. Spremuta di agrumi intrisa di minerale.

2010: perfetta sintesi espressiva di frutta e mineralità con lampi balsamici. Si distende bene al palato, ne conquista gli spazi, teso e profondo, chiude appena buccioso

Sulla via del ritorno c’è poco spazio per altre considerazioni: sull’autostrada non vedremo strisce di fuoco allungarsi dietro i pneumatici dell’auto, ma ripensando agli assaggi fatti riesce difficile non concludere con un estatico: “Grande Giove!

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