Buon compleanno Marianna

Mi ripeto: il vino sa essere magia liquida non solo e non tanto per quello che si materializza dentro un bicchiere, ma per tutto quello che c’è attorno.

Che non si vede, ma si sente eccome: le storie, i luoghi, ma soprattutto le persone speciali che non avresti mai incontrato o ritrovato senza condividere la stessa passione.
Marianna è una di loro, una di noi: non una mera bevitrice o collezionista di etichette, ma un’entusiasta assetata di conoscenza, una spalla su cui puoi sempre contare, decisiva tanto per la disponibilità e il supporto pratico quanto per la positività con cui li mette a disposizione. Ci sono anche professionalità come la sua dietro le quinte di manifestazioni come Taurasi Vendemmia*: fortunati i ragazzi di Enosense che l’hanno scelta come amministratrice.
Al “grazie di esistere” si somma quello per aver voluto festeggiare con noi il suo compleanno, e non uno qualunque. Per quanto giovane, non si dice l’età di una signora; però possiamo almeno far schiattare di invidia quelli che non c’erano facendo il punto di quello che si è bevuto. Ah, quanto mi piacciono questi anniversari…


Puligny-Montrachet 1er cru Les Combettes ’04 – Maroslavac-Leger:
mi infilai due bocce in cantina per capirci qualcosa di più dei punteggioni assegnati dalla Rvf. La prima, stappata quasi subito, non mi convinse tanto (per usare un eufemismo), questa sicuramente meglio. Soprattutto nei primi dieci minuti appare uno chardonnay “serio”, poi il burro e l’arachide vengono fuori, soprattutto in bocca, evidenziando una mano non certo “leggera” sul rovere. Per dirla alla Boco-maniera: “tutto bene ma così ce l’emo“.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Villa Bucci Ris. ’01 – Bucci:
fa praticamente il percorso inverso, quasi muto all’inizio e tutto giocato sui dettagli più che sul primo piano. Ma anche all’inizio è riconoscibile in tutta la sua delicatezza floreal-linfatica: l’ossigeno gli fa bene, si amplia con l’anice e la seconda parte di bocca è acqua di mare. Un che di algido se lo porta sempre dietro ma è tanto giovane e agli amanti dei film di essai piacerà sempre.
Echezeaux ’06 – Gerbet: se l’avevamo preso quando siamo stati a trovare le sorelle bandiera di Vosne-Romanée vuol dire che c’era piaciuto, ma non me lo ricordavo così autorevole e affascinante. Leggerissima riduzione verde e poi progressione sulla grafite, terra, mentuccia, ciliegia di maggio. Non ha il passo e la presenza dei grandissimi in bocca, qualcuno lo definirebbe magretto, ma compensa con una schietta ordinata classicità e tanto buon sapore integrato.
Cepparello ’04 – Isole e Olena: irriconoscibile, tratti quasi da surmaturazione-appassimento. Bottiglia storta sicuramente.

Pergole Torte ’04 – Montevertine (L1907):
anche questo piuttosto diverso dai ricordi precedenti, ma alla fine bottiglie enigmatica più che sottoperformante. Parte molto chiuso, su toni ematici e viscerali, va sulla terra e un frutto abbastanza “scuro” che non si schiarisce mai del tutto. Più pergoliana la bocca, dove l’acidità spinge e si fortifica con tocchi quasi salmastri. Manca di piacevolezza e armonia, ma ha anima e soprattutto un tannino di bellissima maturità.
Fontalloro ’04 – Fattoria di Felsina: in questo momento più “compiuto” del Pergole ma anch’esso giovane giovane: più ciliegia, più tabacco e soprattutto prepotente speziatura in primo piano, grande classe acida (altro che zona calda, ti viene da pensare), fresco e vibrante, più placido nel finale senza cedere di un millimetro nel bicchiere.

Barolo Rocche ’04 – Brovia:
ci siamo spesso divisi su questo vino con altri amici, per i quali è fondamentalmente una “sciacquatura di botte“, che colpisce perché più fragile ed evoluto in partenza, rispetto ad altri più indietro. Questa bocca fortifica invece le mie convinzioni: vino sottile, sicuramente, ma con fibra, energia, sapore. Tutto scheletro, quasi scarnificato ma non per questo mancante di solidità nella progressione. Il naso poi è semplicemente emozionante: piccolo frutto quasi borgognone, radici, china e mandarino davvero da Rocche. Contento di averne ancora, lo si può tranquillamente aspettare: sicuramente il vino che più si avvicina ai caratteri di un Monprivato.

Gattinara Osso San Grato ’99 (L0853) – Antoniolo:
probabilmente il vino della serata e comunque una delle più belle bottiglie di Osso ’99 beccate, se non la più bella. In questo caso do ragione a chi dice che si mimetizzi meglio tra i grandi di Langa piuttosto che nei paradigmi altopiemontesi. Balsamico a bestia, sfumature di lenticchia e finocchietto, bergamotto, fave di cacao, ortica, tanto ginseng. Giovanissimo ma non ibernato, la seconda parte di bocca è stupenda, finale nudo-adamitico, dissetante come un energade all’arancia. Siamo dalle parti dei 95 centesimi, che ci credano o meno i sostenitori dell’oggettivismo assoluto.
Faro Palari ’98 – Palari: si riconferma una gran boccia, seppur leggermente più “scura” dell’ultima aperta un paio d’anni fa. Cenere a gogo, ginepro, piccoli frutti rigogliosi e un passo felpato continuamente illuminato dalle erbe, dal sale, da una dolcezza di paesaggio più che di latitudine. La chiusura cioccolatosa non disturba, anzi. Mi sembra comunque arrivato il momento di berlo.
Barolo Cascina Francia ’96 – Conterno: mi tocca continuamente litigare e fare pace con i ’96 di Conterno. Come con Monfortino pari annata, i primi tentativi erano stati a dir poco deludenti, lo ricordavo brodoso e poco definito, con tannini non certo raffinati. Questa è un’altra storia, di quelle che ti fanno improvvisamente innamorare della donna che odiavi fino a un secondo prima. Plastilina, das, ferro da stiro, riconoscibilissimo nel manico e nel cru non tanto per la solita anguria (che qui è una delle componenti, non l’unica) quanto per l’anima iodata. Arriva anche il porcino a un certo punto, ma quel che conta è questa bocca tesissima, in divenire, ma già foriera di grande dolcezza di frutto ed estensione. Il tannino non accorcia nulla ma aggiunge altro sapore e spessore, il finale è tutto fiori (fresia netta) e agrumi. C’è solo un piccolo rallentamento in chiusura ma meno male: altrimenti sarebbe Monfortino.

Champagne Prestige Brut – Jean Vesselle:
si conferma Champagne molto molto serio, contentissimo di aver brindato con questo alla mezzanotte.
Auguri Marianna!

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