Classiche Monumento #1 | Milano-Sanremo solo andata

E’ in giorni come questi che i professionisti del telecomando, categoria alla quale mi pregio di appartenere, riescono a fare la differenza.

Fuori da ogni modestia, nonno Lillino sarebbe orgoglioso di sedersi con me sul divano bianco-rosso e non smetterebbe di complimentarsi per il modo in cui ho saputo sublimare a vera e propria forma d’arte lo strumento di visione multitasking ubiquitale, volgarmente conosciuto come zapping.
Parenti ed amici raccontano di aver contemporaneamente assistito sotto la mia guida a tre film, due serie tv, quattro match e uno spettacolo abbinato alla lotteria di Agnano, con inserti di un 380 pagine circa di televideo. Non è una leggenda, caso mai manca qualcosa nel computo finale.
Tutto questo per ricordare che oggi pomeriggio c’è da tenere sotto controllo una trentina di eventi sportivi, senza contare le discipline minori come il calcio, con almeno due piatti forti che necessitano di opportuno rifornimento bevitorio. Da una parte mi abbrutisco sperando di non aggiungere l’ennesimo cucchiaio di legno alla nostra collezione, nel Sei Nazioni di Rugby che secondo il neo-ct Brunel “possiamo vincere” (gennaio 2012). Proclama della vigilia benaugurante ma soprattutto azzeccato, che tanto ricorda l’Oronzo Canà del “voglio un gambionèto tranquillo”: quattro sconfitte su quattro per ora e il wooden spoon evitabile solo con una vittoria sulla Scozia nella sfida delle cenerentole all’Olimpico di Roma.
Dall’altra mi piazzo idealmente sul lungomare Italo Calvino e, tra una puntata alla roulette e una canzone dei Jalisse, cerco di capire chi alzerà le braccia e assocerà il suo nome all’edizione 103 della Milano-Sanremo.


Ora non serve essere fanatici del ciclismo come il sottoscritto per sapere che la Classicissima è molto più di una corsa. E’ vero, lo si dice in tante, troppe occasioni, ma in questo caso è un cliché ben speso. Provo a spiegarvi perché.
Per corridori e tifosi la Milano-Sanremo è una vera e propria Pasqua dopo la lunga quaresima invernale, sancita dall’ultimo metro del Giro di Lombardia, ad ottobre. La “Classica delle foglie morte” chiude tradizionalmente la stagione delle gare che si riapre di fatto nella città dei fiori dopo quattro mesi di trattative, allenamenti, programmi, chili natalizi da smaltire. Qualche corsa anche prestigiosa c’è già stata ma è in Liguria che i più forti si misurano per la prima volta tutti insieme, a prescindere dallo stato di forma: qualcuno è già pronto per vincerla, qualcuno ci va per “fare la gamba”, ma alla fine gli unici assenti giustificati sono gli infortunati, gli squalificati e i brocchi.
Prima della guerra la Milano-Sanremo si correva nel giorno di San Giuseppe e oggi si svolge il sabato più vicino al 19 marzo. Oltre ad essere la prima “classica monumento” del calendario, quindi, per tutti è anche la “Classica di primavera”. E non potrebbe esserci nickname migliore per quel viaggio verso la riviera di Ponente, che racconta tutto della nuova stagione: le attese, le promesse, le speranze di un anno tutto da scrivere, le vibrazioni e i cambiamenti quotidiani racchiusi nei nuovi colori, nel verde che sconfigge il grigio, nello zefiro che può essere un dolce alleato o il tuo peggiore nemico mentre strisci come un serpente tra le curve dell’Aurelia.

La Milano-Sanremo è imprevedibile come il marzo che la avvolge: favorisce i velocisti alla Cipollini e alla Cavendish, ma la può vincere anche uno scalatore come Bartali, Coppi, Chiappucci. E’ fantasia al potere perché la puoi fare tua rischiando tutto nella discesa del Poggio come Bettini nel 2003 o con un colpo a sorpresa da autentico finisseur del Cancellara versione 2008. E’ certezza di merito perché nell’albo d’oro non c’è posto per Carneadi e non arrivi davanti per caso, se non hai dentro di te il dna del fondista e dimentichi che non c’è nessun altra classica che superi in lunghezza quei 298 chilometri.

La Milano-Sanremo è e sarà sempre la corsa di Costante Girardengo, il campione cantato da De Gregori* e adorato dal bandito Sante Pollastri, nato e cresciuto a Novi Ligure come lui. E non conta niente che dal 1976 il record di vittorie appartiene al solito cannibalesco Eddy Merckx, con sette successi contro i sei dell’omino di Novi. La Milano-Sanremo è e sarà sempre la corsa di Fausto Coppi perché l’Airone di Castellania si involava appena riconosceva la sue strade, autentico padrone che salutava tutti dalle colline del Gavi e del Timorasso, senza attendere Genova e la snervante gincana verso la Francia.
La Milano-Sanremo è l’Italia del miracolo post-bellico: una carovana di manubri, borracce e ammiraglie non così diversa da quella che qualche mese dopo prende d’assalto la Riviera, per un giorno o un mese poco importa, perché il triangolo d’oro del nord-ovest può produrre tutto, lavoro, operai, borghesi, ma non il mare. La Milano-Sanremo è la tratta della sosta e del riposo, di una mangiata di pesce come si deve, di una domenica incolonnata nel traffico ma pur sempre lontana dalla fabbrica e dal cemento.

La Milano-Sanremo è l’omaggio alla Liguria, non una regione qualunque ma la sintesi morfologica d’Italia, con la sua silhouette così simile all’arco alpino eppure brulicante di mare. Una terra senza terra, una lingua che si insinua tra i denti delle montagne e si inumidisce nel golfo, una serva sfiancata da due padroni ugualmente invincibili e spietati, a cui è costretta a pagare continui tributi di uomini, case, progetti.
La Milano-Sanremo è un dolce pro-memoria per noi viaggiatori assetati, perché c’è tanta vigna lunga la strada che porta al trionfo.
Non c’è rischio di rimanere a bocca asciutta mentre ci si tuffa tra le colline dell’Oltrepo’ Pavese e di Casteggio: tra tante bollicine, bonarda e croatina per una volta sappiamo di lanciarci bene col Pinot Nero Giorgio Odero ’08 di Frecciarossa. E quando arriva quel certo languorino c’è sicuramente qualcosa che fa per noi se ci affidiamo alla mitica Casalinga di Voghera. Fino a qui ce la possiamo prendere comoda: i fuggitivi della prima ora sanno già che hanno più possibilità di fare sei al superenalotto che di arrivare al traguardo.
E allora entriamo in provincia di Alessandria senza timore ma con parecchio timorasso: vuoi che in piazza a Tortona non ci sia Walter Massa a fare il tifo per il più anarchico? E come si fa a non programmare una deviazione a Castellania con la scusa di rendere omaggio alla figlia e al nipote del grande Fausto, Marina Coppi e Francesco Bellocchio, ben sapendo che stiamo andando a scolarci uno dei più elettrizzanti bianchi italiani del 2009?
Siamo indecisi se fermarci qui o seguire subito lo spirito di Costante Girardengo che ci scorta verso il centro di Novi Ligure: ci rendiamo conto che non è Cortese far attendere un mito del genere, e un bicchiere insieme di Gavi di Gavi, meglio se con qualche anno sulle spalle e meglio ancora se è il Minaia di Nicola Bergaglio, ce lo concediamo con estremo piacere.

Un che di portoghese nelle voci intorno a noi, gli stretti carrugi e le case dipinte, il profumo degli andarini e degli splinsugni ci dicono che siamo ancora in Piemonte solo per la geo-burocrazia politica: è già Liguria, questa, non avremmo alcun dubbio se ad Ovada non facessimo merenda a base di Dolcetto. Non uno qualunque, ma quella meraviglia uscita dalle mani di Romina Tacchino, con il Du Riva Superiore 2008.

Non è più il tempo di giocare: una volta la corsa poteva decidersi già qui, sul Passo del Turchino, ma è meglio non distrarsi anche oggi che la bagarre nasce di solito più avanti. Di lì a poco non potremo nascondere quella faccia un po’ così che abbiamo noi mentre arriviamo a Genova e mentre in testa al gruppo cominciano le grandi manovre. Dentro e fuori dall’Aurelia, tante curve da non poterle contare, la luce sempre in faccia, le gallerie a spegnerla troppe volte all’improvviso, gli scrosci improvvisi del marzo pazzerello: chi vuole vincere non può accucciarsi in coda ad aspettare, magari una caduta che ti taglia fuori senza appelli.
L’adrenalina sale e noi proviamo a gestirla tenendoci impegnati con un po’ di interrogativi da risolvere sul posto: a Savona si parla veramente Savonese? A Spotorno c’è l’ingorgo immancabilmente annunciato da Onda Verde anche oggi che le strade sono chiuse al traffico? Da Vado Ligure si può ritornare? E quando ha avuto inizio paese di Finale? Ma soprattutto il muretto dove si siede la miss di Alassio è realizzato a secco o è un vergognoso prodotto dell’innovazione calcestruzzica? Se non ci calmiamo nemmeno con i quiz intelligenti, ci affidiamo tranquillamente a un vermentino o un pigato o più probabilmente tutti e due, tanto sembra siano la stessa cosa. Spigau ’04 di Rocche del Gatto e ‘U Baccan ’06 di Bruna possono andare.

La salita delle Manie avrà spiegato chi non può vincere, l’ultima ora in provincia di Imperia svelerà il più forte o il più sveglio. Noi che svegli non lo siamo mai stati, andiamo a fare il pieno di antiossidanti e ad addestrarci contro i radicali liberi ad Arma di Taggia, dove le olive non so’ greche e non soltanto il buio è pesto.
Ci arriveremo ben lubrificati, insomma, al gran finale sul Poggio di Sanremo, l’ultima breve asperità della corsa, ma avremo ancora un dilemma da dirimere: guardiamo giù per controllare la tempesta di scatti o voltiamo le spalle al mare per metterci in adorazione dei pendii di Dolceacqua? Accompagniamo con urla belluine l’estremo tentativo in discesa del kamikaze di giornata o sgattaioliamo silenziosamente verso Bricco Arcagna? Bacio della miss o Rossese? Dopo quasi trecento chilometri non chiedeteci di scegliere, quindi risolviamo così: un salto sul lungomare Italo Calvino per applaudire il trionfatore dell’edizione 103, ma per festeggiare niente bollicine, il dopo corsa ce lo sviluppiamo a casa di Giovanna Maccario, Filippo Rondelli, Roberta Repaci e Antonio Perrino.
Capito perché adoro il ciclismo e la Milano-Sanremo?

Milano-Sanremo 2012: Le Borracce del Rifornimento
Oltrepo’ Pavese Pinot Nero Giorgio Odero ’08 – Frecciarossa
Casteggio (PV) – www.frecciarossa.com
Colli Tortonesi Timorasso ’09 – Vigne Marina Coppi
Castellania (AL) – www.vignemarinacoppi.com
Gavi del Comune di Gavi Minaia ’10 – Nicola Bergaglio
Gavi (AL) – nicolabergaglio@alice.it
Dolcetto di Ovada Sup. Du Riva ’08 – Luigi Tacchino
Castelletto d’Orba (AL) – www.luigitacchino.it
Spigau ’04 – Le Rocche del Gatto
Albenga (SV) – www.lerocchedelgatto.it
Riviera Ligure di Ponente U Baccan ’06 – Bruna
Ranzo (IM) – www.brunapigato.it
Rossese di Dolceacqua ’10 – Maccario Dringenberg
San Biagio della Cima (IM) – maccariodringenberg@yahoo.it
Rossese di Dolceacqua Bricco Arcagna ’09 – Terre Bianche
Dolceacqua (IM) – www.terrebianche.com
Rossese di Dolceacqua Galeae ’09 – Ka’ Mancinè
Soldano (IM) – www.kamancine.it
Rossese di Dolceacqua ’04 – Testalonga
Dolceacqua (IM)

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