
Quel bel suono di certi titoli di canzoni, quelle che hanno il doppio titolo. Titolo e sottotitolo che ne spiega la morale.
Per esempio, ripetete con me: Pride – In the name of love.
Ascoltate, sentite quanto è sensuale, drammatico, esplicito, avvolgente, narrativo, educativo. Oppure, ripetete con me: Luce – Tramonti e Nord-est. Mmmmm…come suona bene, dite la verità.
Lo stesso effetto sonoro, a me, lo hanno sempre fatto le etichette dei vini dove viene indicato il Cru. Il sottotitolo appunto. Sentite come suona: Taurasi – Vigne d’Alto. La seriosa T, la V accogliente e la A per esultare. La descrizione sonora di un signorile, austero e affascinante gioiello enologico.
Indicare la vigna di provenienza nasce dalla necessità di spiegare qualcosa in più, di dare una lettura più semplice, una direzione; anzi, di dare il punto di partenza. La provenienza certa è puntuale. Un atto di rispetto verso la fame di conoscenza dei bevitori. Ma è anche un suono, una perfetta melodia. Perché il Cru suona molto meglio.
Foto: National Geographic*

