Un'orizzontale. E un vino.

Il confronto tra diversi interpreti di una stessa denominazione è pratica abituale nel mondo del vino. Ma non è l’unico settore dove trova applicazione.

Nel mondo dei melomani è esercizio comune confrontare la stessa opera: l’interpretazione dello spartito originale filtrato dai musicisti o dai direttori d’orchestra fa la differenza e permette di percepire un’infinita varietà di sfumature.
Ascoltare lo stesso concerto per pianoforte di Mozart eseguito da Murray Perahia (anche direttore d’orchestra, Sony Classical) o da András Schiff (diretto da Sandor Vegh, Decca) non è assolutamente la stessa cosa. Così come hanno accenti diversi il Barolo Villero di Brovia e quello di Vietti: stessa vigna ma sensibilità diverse, entrambe con risultati sublimi.
In quest’ottica vi propongo, e capisco che vi occorre un atto di coraggio non indifferente se non siete avvezzi all’ascolto di musica classica, un’orizzontale lirica dove una delle arie più struggenti della storia della musica, “Mon cœur s’ouvre à ta voix”, contenuta nell’opera Sansone e Dalila di Camille Saint-Saëns è interpretata da tre grandi cantanti.
La prima versione è eseguita dall’americana Marilyn Horne: si tratta di un’interpretazione molto dolce, con un’orchestra che esalta la morbidezza dell’andantino grazie alla sottilineatura del pizzicato (arpa e archi) e la bellezza di una voce di notevole estensione. Orchestra della Svizzera Italiana diretta da Martin Katz.



La seconda versione è più moderna grazie alla freschezza della sua interprete: Elīna Garanča, mezzosoprano lettone, famosa per la sua bellezza oltre che per la sua bravura. Voce intensa, potente, senza scheggiatura anche nei passaggi più delicati, sostenuta da una sezione legni di grande delicatezza espressiva (l’assolo di clarinetto al min. 3:08 è da brividi). Orchestra Sinfonica della SWR Baden-Baden e Freiburg. Direttore Marco Armiliato.



La terza versione è del soprano più famoso del mondo: Maria Callas. Un’interpretazione asciutta, più veloce e agile, con una voce diretta, a tratti quasi tagliente, volta alla massima espressione drammatica. Di sconvolgente bellezza. Tanto da indurmi alla fatica nel contenere la commozione.  Orchestra Nazionale della RDF diretta da George Prêtre.


Testo:
Mon cœur s’ouvre à ta voix,
comme s’ouvrent les fleurs
aux baisers de l’aurore!
Mais, ô mon bienaimé,
pour mieux sécher mes pleurs,
que ta voix parle encore!
Dis-moi qu’à Dalila
tu reviens pour jamais.
Redis à ma tendresse
les serments d’autrefois,
ces serments que j’aimais!
Ah! réponds à ma tendresse!
Verse-moi, verse-moi l’ivresse!
Ainsi qu’on voit des blés
les épis onduler
sous la brise légère,
ainsi frémit mon coeur,
prêt à se consoler,
à ta voix qui m’est chère!
La flèche est moins rapide
à porter le trépas,
que ne l’est ton amante
à voler dans tes bras!
Ah! réponds à ma tendresse!
Verse-moi, verse-moi l’ivresse!

Ho accompagnato il confronto – sia detto valutato senza alcuna pretesa critico-musicale ma solo sull’onda dell’emozione – con un ardente Vin Santo di Carmignano 2001 della Fattoria di Bacchereto di Rossella Bencini Tesi: la sua dolcezza travolgente è solo un velo presto squarciato da una detonante tensione interna, data dal nerbo acido trascinante e dal ponderato grado alcolico. Mille rivoli di ricordi, dal miele al tabacco, dalla nocciola tostata al marzapane, dalle spezie dolci alla frutta gialla in confettura, hanno conferito una gran mobilità e finezza al naso.

Disclamer: questo post è liberamente ispirato da Fabio Rizzari che sul Gambero Rosso d’inizio secolo teneva una rubrica sugli incroci tra vino e musica classica.
Video: Youtube

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