L’autunno, si sa, è la stagione della presentazione delle varie Guide del vino. Per me rappresenta anche il punto di arrivo di un lavoro iniziato diversi mesi prima, più o meno al Vinitaly, e proseguito per tutta una lunga estate.
La soddisfazione arriva quando, in redazione, posso sfogliare la Guida fresca di stampa, provando le stesse emozioni di Paperon de Paperoni con la sua Numero Uno.
Un modo per riflettere sul lungo lavoro svolto, su ricordi di assaggi, su nuove scoperte e ulteriori territori del vino visitati. Difficilmente la mia analisi si focalizza sui vini premiati – li si trova solo una piccola parte di un lavoro molto più complesso -. Piuttosto si basa sulle cantine, sui vignaioli e sui vini che emozionano e convincono a tal punto che qualche cassa da sei (di Magnum , ovviamente) la vorremmo proprio nella nostra cantina.
Beh, devo dire che io certe emozioni le ho provate e riprovate con l’assaggio e il riassaggio del Carignano del Sulcis della cantina 6Mura . Una realtà giovane che attraverso scelte coraggiose riesce a valorizzare la cultura antichissima di un territorio che ha bisogno solo di questo per essere amato.
Sarà che la mia predisposizione al vitigno sulcitano e al terroir del Sud Est sardo è forte, sta di fatto che il 6Mura Rosso , frutto del millesimo 2008 , è a mio parere un Carignano che riesce a coniugare tutte le peculiarità per cui un vino non è solo buonissimo – ormai non è sufficiente – ma è anche emozionante.
Tocca, insomma, quei tasti non riconducibili solo ai cinque sensi, ma ha qualcosa in più non facile da tradurre in scrittura . Forse si tratta di quel qualcosa che riesce a trasmettere aderenza al territorio e genuinità, ma riesce anche a rappresentare la filosofia delle persone che il vino lo producono, che lavorano quelle vigne ad alberello e affondano i loro scarponi sulla sabbia , respirando le brezze marine .
I profumi sono quelli di mirto, macchia ed elicriso . Il fondo salino non scompare mai. Si respira unione tra mare e terra. La bocca evoca territori assolati, a tratti desertici. Poi arriva una freschezza esemplare. Sempre coniugata alla forza del sole, che si snocciola in un tannino setoso, che avvolge il palato e lo addolcisce. Ma il finale non può che ricordare di nuovo una sapidità che viene dall’acqua di mare .
Da quell’acqua che si trova proprio sotto la sabbia che ospita vigne centenarie . Profondamente segnate dalle rughe che non nascondono la vecchiaia, un po’ come per le persone, ma che riescono lo stesso (e meglio) a trasmettere qualcosa di meraviglioso che ritorna nel bicchiere. E questa, per me, è vera magia del vino . E di fronte a ciò i premi e i riconoscimenti passano veramente in secondo piano…


