Tu chiamalo, se vuoi, Britagne


A Londra ormai non si parla d’altro. Sei alla cassa per pagare la bistecca di Aberdeen Angus al Borough Market? Fai la fila per entrare al British Museum, alla Tate Modern o stai assistendo al cambio della guardia a Buckingham Palace?

Giri solitario per Camden Town, ti stendi a prendere il sole ad Hyde Park  o incroci due bobbyes davanti Scotland Yard? Niente, l’argomento è sempre quello e non c’è verso di sentir parlare d’altro. Da giorni e giorni i sudditi di Sua Maestà si interrogano su uno dei quesiti più cruciali e importanti della loro storia, foriero del più angosciante dei dubbi amletici: che nome dare agli spumanti britannici?
Beh, effettivamente la questione è fondamentale per le sorti dell’umanità e certamente lo è per quelle del vino mondiale. Del resto il global warming è un fatto (mah, sarà…) e gli equilibri eno-geo-politici sono in fase di riassestamento. Meglio non farsi trovare impreparati, dunque, e progettare per tempo le basi del luminoso avvenire del vino britannico.


Che nome scegliere, dunque? Persa per vie legali la possibilità di chiamarlo direttamente Champagne, nonostante il solenne giuramento di pronunciarlo Sciampèign, gli strateghi dell’enomarketing  d’oltremanica (insospettiti peraltro dalle diverse migliaia di vigneron francesi che stavano comprando il biglietto dell’Eurostar per attraversare la Manica, forconi in mano), hanno dirottato le loro attenzioni altrove. Dopo diversi summit, ci dicono sia caduta anche la brillante opzione ShortFrance, mentre è stato rigettato al mittente il tentativo di un immigrato trentino di vendere il nome Talento, durante una segretissima contrattazione nei pressi del mercatino dell’usato di Spitalfields.
Incuriosito, sono andato alla ricerca di ulteriori informazioni, scoprendo un articolo ad hoc sul numero di settembre della prestigiosa rivista Decanter. Pare che i nomi più gettonati, al momento in ballottaggio, siano Merret, in onore del dott. Christopher Merret che nel XVII secolo documentò per primo l’aggiunta dello zucchero nella produzione di vini mossi, e Britagne (pronunciato Britannia); anche se non sono del tutto fuorigioco ipotesi non meno suggestive come Seraphim, Albion, Lancelot, o Excalibur (e stavolta non è uno scherzo!).
Solo col tempo scopriremo come finirà la singolar tenzone. Intanto il sottoscritto, entusiasmato dalla vicenda quanto dalle cronache mondane di Pippa, e con il pensiero rivolto a quegli sciagurati che pochi mesi fa sono venuti da queste parti a visitar cantine (no, incredibile ma vero, tra loro non c’era il Wine-Hunter svizzero Gianni Fabrizio), torno dalle parti del The Rake per vedere quali Ales stanno spillando oggi…

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