Valeria Piccini patrimonio dell'Umanità


Dopo un lavoro sottotraccia durato per mesi, la nostra potente intelligence è venuta a conoscenza delle prossime mosse dell’Unesco, agenzia benemerita decisa a proseguire la sua battaglia per dichiarare Patrimonio dell’Umanità praticamente ogni cosa su cui mettano gli occhi i propri cazzutissimi ispettori.

Per dire, non solo la Champagne, intesa come regione vinicola, è finita sui taccuini di questi autentici strateghi della catalogazione del bello ma pare che anche le scorie nucleari delle centrali atomiche francesi, stoccate nelle insenature marnose della zona, siano in procinto di diventare bene tutelato, di cui tutto il mondo potrà e dovrà godere in futuro.
Oltre a questo, in prima fila per l’ambito riconoscimento paiono esserci gli ormai celebri sacchetti dei rifiuti di Napoli, l’agenda personale di Lele Mora (oltre, pare, a qualche carta da 100 euri trovata nel portafoglio ancora perfettamente arrotolata), il prato di Pontida, i bagni di Palazzo Grazioli e il politico Domenico Scilipoti. Staremo a vedere.
Tutto questo tourbillon di possibili ingressi futuri ha leggermente offuscato il recente riconoscimento per la mitica “dieta mediterranea”, anche per via delle recenti sommosse delle popolazioni magrebine, costrette dai burocrati Unesco a ingurgitare litri e litri di vino al giorno, a dimostrazione della totale omogeneità alimentare del mare nostrum (pare tuttavia che anche le giacenze delle cantine italiane abbiano contribuito alla decisione, offuscando leggermente la nobile impresa culturale e civilizzatrice).


Non fosse per queste piccole quisquiglie, e se realmente pensassi che questa dieta esiste davvero, non esiterei a dichiarare i Ravioli di olio extravergine d’oliva, colatura di alici, capperi di Pantelleria e Coulis di pomodoro di Valeria Piccini il suo piatto simbolo. Un concentrato di sapori multipli, un tripudio poliedrico eppure armonioso, un coro perfettamente rappresentato da ogni interprete. Mare, terra, orti, primavere ed estati, agricoltori, pescatori e raccoglitori. Nel piatto c’è tutto quello che sento familiare.
Un inno alla pasta, all’olio extravergine d’oliva, al pomodoro. W il Mediterraneo, insomma, sperando di non suscitare le legittime rivendicazioni dei nativi americani…

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