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I Morgon di Lapierre. Sotto il vestito…tutto

Che ci sia arrivato da nord, riscendendo la china dai frizzanti comuni della Champagne, non senza uno doverosa sosta dalle parti di Troyes per celebrare le golose nefandezze dellandouillette, o direttamente da sud, fino alla sosta consolatoria dell’eno-pellegrino, dalle parti dell’Hospice di Beaune, il mio girovagare intorno alla Borgogna non ha mai conosciuto, fino ad ora, la gustosa appendice meridionale del Beaujolais. Devo rifarmi.

Lì dove il gamay, solo accennato tra i muretti della Cote d’Or, diventa protagonista, fulcro del popolarissimo Beaujolais Nuveau, che arriva in Francia il terzo giovedì di Novembre, sicuro come la morte, e soprattutto di vini golosi, figli di una decina di cru degni di conoscenza e rispetto. Come il Morgon, per esempio.
A questi vini ha dedicato la vita, purtroppo conclusa prematuramente, Marcel Lapierre, uno dei padri della patria del movimento “naturale” d’oltralpe.
A stretto giro mi sono capitate sotto il naso due annate del suo Morgon, tanto distanti quanto a loro modo appaganti.  Il 2009 è esplosivo. Un tripudio di frutti neri, more e mirtilli a disegnare un profilo goloso, ricchissimo eppure sfumato, ricco di sottili, quasi impercettibili variazioni sul tema. Pieno e croccante, è un vino che racchiude in sé immediatezza e complessità, tanto facile da bere quanto in grado di trovare continuamente nuovi argomenti per non annoiare.
Quasi opposto il 2004. L’annata e il tempo restituiscono un rosso che va per sottrazione. Se il 2009 è il corpo questo è l’anima. Scarico, sfumato, senza più quasi un accenno di quell’esuberanza fruttata, gioca tutto col suo fascino di bello e dannato, una silhouette che non ha bisogno di mostrare i muscoli per sorprendere.
Sapore più che sostanza, a pensarci bene quello che più lo accomuna al fratello più giovane è il tempo record in cui finisce la bottiglia…

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