Un vino balneare


Con il sole che picchia forte, le spiagge affollate e gli amici in vacanza in posti meravigliosi (a proposito, smettetela di chiamare tanto non vi rispondo), io continuo beatamente a sgargarozzare, uno dietro l’altro, un centinaio di vini al giorno.

Me ne sono fatto una ragione tanto che ormai, se escludiamo le allucinazioni, gli sbalzi d’umore sempre più repentini e un totale disfacimento fisico, la cosa mi pare persino sopportabile.
Tra i vaneggiamenti di giornata, favoriti peraltro dalle generose dosi di solforosa (eufemismo) di una trentina di bianchi appena imbottigliati, nel bel mezzo di una “batteria” di aglianico irpini, ecco un rosso invaso da note non proprio eleganti dovute ad un mix letale di affinamento in legno sballato e surmaturazione.
Sulle prime pare far capolino una sensazione di crema abbronzante, quelle che sanno di cocco per intenderci, non senza qualche accenno tropicale e poi, al passare dei secondi, ecco una decisa zaffata di gomma, tra il tipico pallone da spiaggia e il canotto scaldato dal sole.
Ingenuità del produttore, discutibile sosta in barrique o tanta voglia di vacanze?

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