Porchetta Grand Cru

Non sparate. E’ solo per giocare se metto insieme Ariccia e Clôs Vougeot (tra i più grandi delle rispettive categorie), Campli e Musigny (uniti dall’articolazione aromatica a ruota di pavone),

Costano e Chambertin (“non ricordo il posto né il nome della ragazza ma la porchetta era di Costano”), Monte San Savino e Corton-Charlemagne (fianco a fianco le produzioni di porchetta e lampredotto, nel primo caso, e di grandi pinot noir e chardonnay nel secondo) e, visto che ormai sto farneticando senza limiti e la reputazione è andata a puttane, Grutti a Richebourg (piccole parcelle di eccezionale valore).
Ecco cos’hanno in comune questi nomi di luoghi messi giù a casaccio. Sissignore, se mi passate il termine sono tutti Grand Cru, col piccolo particolare che in alcuni casi rappresentano dei miti della Borgogna, dunque di alcuni tra i vini più celebri e celebrati del mondo, e altri invece sono i pari grado della porchetta, le migliore zone del pianeta per la produzione di questo cibo fantastico. E se il paragone vi pare irriguardoso ricordate che per un Grand Cru dentro un panino bastano meno di 3 euro!
Comunque, lo spunto mi torna buono per invitarvi ad un evento che mette insieme, due giorni in un’unica piazza, tutti questi stili meravigliosi di fare porchetta: dal pepe nero e il rosmarino di Ariccia (Roma) al finocchio selvatico di Grutti e Costano (PG), dall’aglio in camicia di Monte San Savino (AR) ai chiodi di garofano delle porchette abruzzesi, tanto per fare qualche esempio. Tutte insieme a Porchettiamo 2010, il festival delle Porchette d’Italia, che va in scena sabato 8 e domenica 9 a San Terenziano, tra i colli umbri.
Il programma è ricchissimo, gli abbinamenti con vini e birre artigianali intriganti, la presenza di musicisti e artisti di strada sicuramente gradevole. Oh, io ci vado…

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