Le Ripalte dell'Isola d'Elba


Per come la vedo io, l’ultimo fine settimana è stato confortante: ci ha ricordato che la primavera è iniziata da un pezzo e che forse potremo guardare con un po’ più di meteo-ottimismo al futuro, ma soprattutto che abbiamo ancora una chance per impedire alla peronospora di conquistare il mondo.

Due buoni motivi per cominciare a ragionare sulle vacanze estive, a meno che non siate della categoria sfigata cui appartiene il sottoscritto, che proprio nella stagione più bella è costretto ai maggiori sforzi lavorativi e vede il mare solo sul desktop del pc (vabbè, più o meno).
Comunque, se non ci avete ancora pensato ecco un suggerimento a gratis su come investire le ferie, fresco fresco di prova provata.  Sono stato in un angolo meraviglioso dell’Isola d’Elba, scomodo quel tanto che basta per garantire una certa intimità e non ritrovarsi in mezzo all’orda vacanziera neppure se siete costretti alla vacanza intelligente di ferragosto.
La Tenuta delle Ripalte, sulla Costa dei Gabbiani, è nella parte sud-orientale dell’isola, si estende per qualcosa come 450 ettari e prende il nome dal toponimo Ripe Alte (afferrato l’indizio?). Siamo nel comune di Capoliveri, da cui si arriva, armati di santa pazienza ma rinfrancati da una vista mozzafiato, attraverso quasi 10 chilometri di strada più o meno sterrata e poco meno di un’ora di macchina.
Ma ne vale la pena, perché la Tenuta è da sogno e strategica per un sacco di attività: da quelle squisitamente balneari (dicono che nelle vicinanze non sia da perdere la spiaggia del Remaiolo) alle sempre buone passeggiate in mezzo alla natura verdegginate (a piedi, a cavallo o in bicicletta), fino alla pratica di svariati sport (io però a questi c’ho rinunciato subito). Le soluzioni non mancano neppure per il tipo di alloggio, variabile a seconda dei gusti e del portafoglio da ville a fattorie, fino a deliziosi appartamentini.
Confesso. Ero li per l’inaugurazione di una nuova cantina (lo so, lavorare anche nel week end è duro ma che volete, sono stakanovista dentro), anzi per la cantina che corona col vino tutto il popò di roba suddetto. E che a scanso d’equivoci si chiama Fattoria delle Ripalte ed figlia delle idee di quel Piermario Meletti Cavallari che inventò il Grattamacco.
Le vigne, più o meno una dozzina d’ettari impiantati a vermentinio, grenache e aleatico, poggiano su terreni di granito metamorfico e disegnano scenari strabilianti dove le viti sembrano tuffarsi nel mare.
I vini seguono lo schema delle varietà e delle vigne e in un certo senso rianndodano i fili di una macro area mediterranea a sfondo enologico che comprende la Sardegna, la Corsica e parte della Penisola Iberica.
La vendemmia 2009 ha consegnato così un sapido Vermentino, un Rosso (uve grenache in prevalenza) che ricama sensazioni pinotteggianti se servito fresco, fino a variare su toni pepati che ricordano certi syrah con qualche grado in più nel bicchiere, senza mai cedere di un passo su fiori e frutti rossi, oltre che su una splendida beva. Infine c’è il dolce simbolo dell’Isola. L’aleatico Alea Ludendo, a dirla tutta, si scosta un po’ dai canoni fruttati di molti rappresentanti della tipologia per incrociare sensazioni senz’altro più agè, visto il maggior periodo di affinamento. E’ per questo vino che divide, ma se volte sapere la mia non è affatto male.
I prezzi si attestano sui 15 euro in enoteca per i primi due vini, non meno di 40 per l’ultimo

I vigneti di aleatico a Poggio Turco

Uno scorcio della nuova cantina

La terrazza della nuova cantina o il ponte del Titanic?

I nuovissimi cottage “Querce” con vista vigna-mare

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