Guide dei vini e pillole anticoncezionali


Si è capito che mi piacciono i vini di Massa Vecchia? No perché sennò ricomincio col polpettone di come suono identitari, complessi, personali e poi anche buoni, puliti, giust… mi fermo qui perché non vorrei inciampare in qualche diritto d’autore.

Insomma, se collaborassi ad una guida ci terrei tanto che quest’azienda fosse tra quelle recensite, e anche da lettore la riterrei cosa buona. A che serve questo strumento se non a consigliare quello che ti piace (da una parte) e a scovare le realtà che non conosci (dall’altra)?
Già, però le cose negli ultimi anni si sono un tantinello ingarbugliate e la diffidenza verso le guide, specie in certi ambienti, è piuttosto evidente. Ognuno ha le sue ragioni e può fare come vuole, ci mancherebbe, però mi pare che questi cavolo di libri siano stati caricati di significati che a volte travalicano la loro stessa portata.
Per come la vedo io sono uno strumento, uno dei tanti utili per farsi un’idea e vedere come la pensa un certo gruppo di persone che fa un lavoro complessivo, il più organico possibile. Con risultati che possono essere di parte e magari poco condivisibili, da leggere con occhio critico e sospettoso quanto si vuole ma che servono comunque come base di conoscenza e ragionamento.
Non è il Vangelo e come ogni indicazione va approcciata con spirito dialettico, ma almeno c’è uno straccio di lavoro che fa una scrematura, permettendo ai più di orientarsi e di costruire una base su cui erigere le proprie idee. Uno strumeto da approcciare con laicità insomma, che poi è sempre la via maestra per capire il mondo.
Riflettendo su questi temi ho incrociato un bell’articolo di Nancy Gibbs sul Time. Si parlava del compleanno della pillola anticoncezionale che cinquant’anni fa compariva sul mercato Usa, scatenando un’incredibile polverone e milioni di discussioni. Nel 1999 l’Economist l’ha definita la più importante scoperta scientifica del Ventesimo Secolo ma Gloria Steinem, femminista di primo piano nell’America degli anni ’60, sostiene che il suo impatto è stato in realtà sopravvalutato.
“Forse è nella natura di ogni icona – dice Nancy Gibbs – essere adorata e odiata al tempo stesso, comunque caricata di un valore simbolico che va oltre la sua reale importanza. Arrivata in un momento di cambiamento epocale, la pillola è servita a spiegare i fenomeni più diversi”.
Premesso che il fine ultimo del tema trattato dalla Gibbs è decisamente più divertente e importante del mio, non vi pare che le guide dei vini si adattino benone a quelle riflessioni?

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