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La terza via del piccione

Il famoso piccione di Marco Bistarelli, Ristorante Il Postale
Il piccione è un cibo che amo. Siccome talora me ne regalano un paio, la scelta su come cucinarli è obbligata. Con il primo ci faccio il sugo per condirci tagliatelle o gnocchi e poi servo la carne come secondo; con l’altro ci faccio un salmì, con tanto di crostini.

Ma l’eco di un piatto antico rimane nella mia memoria olfatto-gustativa, ovvero il piccione arrosto, meglio se con la riempitura a base di mollica di pane. Insieme ai ricordi piacevoli, gli ammonimenti delle vecchie massaie, sulla resa/difficoltà di questo piatto, a causa della relativa grandezza del volatile, che lo espone ad esciugarsi troppo durante la cottura, con conseguenti rinseccolimenti. E si sa che certi cibi, il pesce ad esempio, debbono rimanere succulenti e non debbono assumere una consistenza stopposa.
Allora, idea! Perché non fare il piccione al cartoccio? Detto fatto, con risultati strabilianti. Provare per credere. Almeno per quel che mi riguarda, sono fiero d’aver trovato una soddisfacente terza via per il piccione in cucina (ma mia madre me lo proponeva anche arrosto morto e all’arrabbiata…).
*nella foto: il famoso piccione di Marco Bistarelli, ristorante Il Postale

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