San Giusto a Rentennano. Il ritorno…

La prima e ultima incursione a San Giusto l’avevo fatta nel 2003 ma qui il tempo, almeno in apparenza, pare essersi fermato. Il posto è di una bellezza incontenibile, non perfetta o troppo leccata, e neppure ad uso di frettolosi turisti con fotocamera al collo. Il suo fascino è autentico, da gentiluomo di campagna che non disdegna di girare spettinato o con le scarpe rotte.

Tecnicamente siamo a Gaiole ma dato che né la terra né  il vino si interessano particolarmente alle burocrazie amministrative, diciamo subito che con quel comune l’azienda non c’entra niente e va semmai paragonata  ai vicini di Castelnuovo Berardenga, cioè alla parte più meridionale del Chianti Classico. Per origine dei terreni, clima e carattere dei vini (quando a Gaiole piove qui potrebbe esserci tranquillamente il sole, tanto per dire). Monastero cistercense prima, indomito fortilizio poi, oggi San Giusto a Rentennano è tra le realtà di riferimento della denominazione. E mi sono tenuto basso, perché dagli ultimi assaggi si potrebbe tranquillamente esagerare… Proprietà di Enrico Martini di Cigala dal 1957, oggi a condurre l’azienda ci pensano i figli Francesco, Luca (nella foto con Fabio Pracchia) ed Elisabetta. Nel migliore dei modi, direi, e secondo i dettami dell’agricoltura biologica (certificata).

L’intera Fattoria conta su 160 ettari, di cui 31 a vigneto. I terreni sono fortemente variabili, tufacei con gran percentuale di sabbia, sabbioso-limosi, argillo-sabbiosi, alcalini, calcarei. Soprattutto tufacei quelli da cui provengono le uve del Percarlo. L’altitudine, in media, è di circa 270 metri, il microclima segnato da forti escursioni termiche giorno-notte e temperature piuttosto elevate anche nel periodo di vendemmia. In cantina botti di cemento vetrificate, lieviti indigeni (da sempre), barrique e tonneau (ma sui legni, negli ultimi anni, sono state fatte diverse riflessioni e aggiustamenti di tiro. E si sente! Perché gli ultimi vini, ’06 e ’07 su tutti, hanno davvero un altro passo sul piano della pulizia aromatica).

Luca ci accompagna nella degustazione. Un uomo serioso, sulle prime, che sa però trasmettere a modo suo grande passione e competenza. E che non disdegna di ascoltare, confrontarsi e mettersi in discussione. Merce rara nel mondo del vino di oggi.
Due Chianti Classico e un supertuscan

DOCG Chianti Classico 2007
Non so se raggiungerà i livelli del 2006, che era ed è fantastico, ma questo rosso promette davvero bene. Naso fine e rilassato a ricordare fragoline di bosco, nocciole, radici e sfumature di grafite. Bocca di sostanza e sostanziale equilibrio, ampiezza e profondità. Solo una lieve sensazione alcolica sulla lingua, a fine sorso. 87/100

DOCG Chianti Classico Le Baroncole 2006

Vino spettacolare che ti da il benvenuto con profumi finemente speziati (lieve chiodo di garofano) su una base fruttata dolce e fresca, dall’arancia rossa alla ciliegia matura, fino a rinfrescanti tocchi balsamici, di foglia di limone (vabbè dai, troviamogli un piccolo difetto: c’è ancora un puntino di legno da riassorbire. Ma poi è un difetto???). In bocca il vino vola, sembra quasi non appoggiarsi sulla lingua tanto è sinuoso, raffinato, elegante. Frutto dolce, saporitissimo e croccante, cenno floreale quasi sussurrato, tocchi minerali ferrosi, tabacco, legni orientali… 93/100

Percarlo 2005
E’ lo storico supertuscan della casa. Che negli ultimi anni, lo dico, non mi aveva proprio convinto, sempre un po’ compromesso da qualche elemento estraneo, non proprio pulito. Stavolta è diverso. Stavolta il vino è netto, avvolgente e potente. L’agrume si fa scuro, le note minerali impazzano, la foglia di limone non manca. In bocca è ricco ma raffinato, persino suadente. Se non fosse per un tannino rigido e non impeccabile che tradisce qualche limite dell’annata… 89/100
PS: non vedo l’ora di assaggiare il 2006!

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