Riecine, Sean e la Generazione B del Chianti Classico

E’ la seconda volta che visito Riecine e devo dire che l’atmosfera che si respira in quest’azienda è magica. E’ anche la seconda volta che faccio una chiacchierata e assaggio i vini con Sean O’ Callaghan, meglio conosciuto come Sean di Riecine, e anche su questo fronte sono piovute conferme.

Arriviamo a Gaiole intorno alle undici e mezza, Sean ancora non c’è così io e Fabio ne approfittiamo per farci un fresco “aperitivo” a base di riesling (Markus Molitor, Wehlener Sonnenuhr Spatlese ’91: naso splendido che sa di pompelmo, agrume candito e grafite, bocca dura come un sasso, acidità tagliente e austera… Grazie Fabio!). Come vedete dalla foto neppure Sean, appena arrivato, gli ha resistito, anche perché questo ragazzo giramondo, nato in Sri Lanka e vissuto in Inghilterra, di riesling se ne intende, visti gli studi enologici e le frequentazioni tedesche…
Sean ha davvero un approccio personale al vino, fatto di competenza ed esperienza, idee originali, sensibilità fuori dal comune e un pizzico di istrionica incoscienza. Giocando a suddividere per stile le aziende del Chianti Classico di oggi, Mr. O’ Callaghan e i suoi seguaci (è si perché sulle sue orme stanno crescendo diversi giovani enologi ed altrettante aziende) potrebbero essere etichettati come quelli della Generazione B (Bins – i contenitori di plastica usati per la vinificazione -, Barrique e Biodinamica).

Una scuola di pensiero con radici ed esperienze internazionali, che non disdegna metodi anche esotici per il territorio, eppure a modo suo in grado di cavarne l’essenza. Una generazione scanzonata, a volte irriverente, che ha però trovato una chiave di lettura affascinante, originale, alternativa. Non quella dei grandi vecchi, o almeno non solo, ma che promette di diventare a sua volta, nel tempo, una lettura classica. Su una cosa però Sean e Riecine non accettano esotismi: sangiovese 100%. Da qui non si scappa.

Nota sull’azienda: oggi il proprietario di Riecine è Gary J. Baumann, un americano che vive a Milano e che acquistò l’azienda nel 1996 da John Dunkley, il compianto fondatore di questa meraviglia

Le vigne

Riecine
Praticamente un davanzale della cantina, produce la maggior parte delle uve del Chianti Classico Riserva. Un ettaro e mezzo coltivato quasi esclusivamente a sangiovese, piantato nel 1971. La parte superiore del vigneto, che poggia su terreni di quarzo, roccia e argilla, si trova a 500 metri d’altezza.
Vertine
Una conca naturale esposta a sud, vitata nel 1997. Terreno estremamente roccioso, quasi privo di terra, estremamente povero di acqua e nutrimento.
La Casina
Piantato nel 2001, è un vigneto circondato dai boschi. L’altitudine é di circa 500 metri. Terreno completamente diverso da quello degli altri vigneti a Gaiole, ricco di una sabbia densa e scistosa.
Montecucco
Siamo a Montecucco: 4 ettari in tutto, 450 metri di altezza e 10 chilometri dal mare. E’ l’unico vigneto fuori della zona del Chianti Classico. Qui il terreno, fatto di arenaria rossa, pesante e argillosa, ed il clima decisamente più caldo danno vita ad un’uva ricca e potente. Piantato nel 2001 con sole viti di sangiovese esposte a sud.
Rumor: gira voce che a fronte di nuovi investimenti in Chianti Classico, questa vigna maremmana potrebbe passare di mano. Vedremo…

Due vini splendidi
Chianti Classico Riserva 2005

Niente a che vedere con le reticenze e le angustie gustative di certi vini chiantigiani di pari annata. Il frutto è esplosivo (e questo è un po’ il biglietto da vista di Sean), nitido, elegante, accompagnato da sfumature di cannella e note rocciose. Il sorso pieno, ampio quanto profondo, molto sapido, con tannini dolci e una sinuosa nota acido-minerale (roccia, sassi) che lo trascina a lungo. 90+/100

La Gioia 2005
Figlio legittimo del Chianti e della Maremma, unisce i pregi di entrambe le zone e pare sorvolare sui limiti. Avvolgente e voluttuoso, ha note più mature che ricordano la marasca, le bacche di caffè e i fichi d’india. Senza cedere di un millimetro sul fronte della finezza, mostra un palato saporito, carnoso, eppure mai pesante. Anzi…. Un vino solare, gioioso (scontato???), che però sa anche farsi serio quando serve. 89-90/100

Noterella: l’unico pericolo per quest’impostazione stilistica, giocata su una certa maturità ed estrazione, è l’equilibrio alcolico, come dimostrano gli assaggi dalle barrique di due annate calde come la 2006 e la 2007, ancora indecifrabili ma un filo più “brucianti”. Un punto su cui meditare…

CONTINUA…

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