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Per amore solo per amore

Le logiche che muovono l’appassionato di vino non sono così distanti da quelle dell’innamorato:

comportamenti curiosi, atteggiamenti apparentemente illogici, gesti eclatanti e privi di qualsiasi significato razionale per chi li osserva dall’esterno, in una condizione ‘altra’.
E’ l’amore, con in suoi capricci e le sue perversioni, a muovere i fili della faccenda, ad annebbiare la mente o meglio a disegnare percorsi chiari e comprensibili solo al disgraziato che ci incappa. Inutile cercare di capire, di spiegare, di dare un senso apparente o anche minimamente condiviso.
Può capitare, allora, di prendere la macchina quando ancora è notte fonda e guidare per ore e ore sotto la pioggia battente, attraversare il patrio confine e giungere, quando ormai è di nuovo buio, alla meta agognata. Ben sapendo che sarà per poco; appena qualche ora nell’amata terra prima di compiere il cammino a ritroso, giusto il tempo di dilapidare quei quattro spicci che avevi faticosamente raggranellato.


Ne vale la pena? Boh?! Sta di fatto che non potremmo mai rinunciare a quelle carezze, ai baci, ai conturbarti ammiccanti. Che per noi possono avere le sembianze, udite la pazzia, di un cartello stradale che annuncia Beaune vicina, della vista eccitante dell’Hospice, di un giro all’Athenaeum per respirare l’odore di stampa dell’ultimo classement, delle scarpe infangate dopo la passeggiata sul Montrachet, di una cena nel posto giusto con la bottiglia desiderata o del compulsivo avanti e indietro lungo la Route Nationale 74. Si, proprio quella dei Grand Crus, capace di attraversare paesini normali che a noi appaiono dorati e dal suono dolcissimo.
Lo stesso sentimento che ci fa sbavare all’interno di cantine umide foderate di muffe (mirabilmente ritratte nella foto in alto), o rimanere imbambolati alla vista di bottiglie dall’inconfondibile silhouette e dai prezzi ormai impossibili.


Le ultime conquiste. L’amichevole incontro con Jeremy Seysses, presso il Domaine Dujac, e i suoi vini meravigliosi. Rossi seri, duri, con tannini rigidi e incisivi ma di impareggiabile precisione e finezza, capaci di evolvere magnificamente come dimostra la mini verticale di Clos de La Roche improvvisata in cantina. Per non dire di un raffinato, elegantissimo Clos Saint Denis.

Il ritorno a Mersault da Jean-François Germain (Domaine Henri Germain), che ci piaceva già ma che adesso ci piace ancora di più… Che bianchi meravigliosi! Che vibrante densità, che splendida capacità di traghettare l’essenza dei crus; che classica, deliziosa e immediata complessità.
In tutti i bicchieri senza eccezione, dal mio adorato e terroso Limozin al sontuoso, mineralissimo Les Perrieres, il  principe dei Premier Cru del villaggio; passando per la ricchezza mai fine a se stessa dello Charmes.
La cattiva notizia? I 2011 sono buonissimi, altre pazzie si profilano all’orizzonte. Del resto, cosa non si farebbe per amore…

% Commenti (1)

[…] quelli con cui ci siamo portati via il Bourgogne Chardonnay dalla cantina di Jean-François Germain *. Produttore di Meursault che si conferma sempre più nelle mie corde per il suo stile puro, dritto, […]

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