
Scagli il primo decanter chi non ha mai scantonato condividendo impressioni e giudizi sulle proprie passioni, vino, musica, cinema, vestiti o surgelati che siano. Infatuazioni e disinnamoramenti repentini, esagerazioni e sottovalutazioni, investiture e rinnegamenti, riposizionamenti ed errori di ogni tipo: impossibile non caderci e l’unico modo per provare a caderci di meno è riconoscere questi inciampi, senza rimuoverli, ma tenendone anzi al massimo traccia e memoria.
Tutto questo pippone per dire che però no, sul Fiano Vigna della Congregazione 2010 di Villa Diamante non ci fu, non c’è e non ci sarà mai nessuno sbaglio. Pensieri scaturiti da quella che era purtroppo l’ultima bottiglia rimasta in cantina delle millordici di dotazione iniziale, per fortuna stappata con gli amici giusti. Ennesima conferma della sua statura, quella di un vino in tutto e per tutto immenso, ancora radicalmente giovanile nel respiro floreale, agrumato e officinale, con una fibra tattile – rocciosa e salata – e una profondità da grandissimo bianco europeo.
Repeat, please: da grandiosissimo bianco europeo, si, senza alcun tentennamento.
Ci si sente incredibilmente grati e fortunati in queste occasioni.

