
Sembra confermarsi in pieno la regola agrostilistica che, nell’ultimo decennio, vede i vini di Angelo Muto e Luigi Sarno tendenzialmente:
- selvaggi, scapigliati, divisivi, manichei, face off, sfidanti, concavi, nelle annate dispari;
- più nitidi, sereni, trasversali, coesi, integri, rombanti, convessi, nelle annate pari.
Più “bianco” e citrosodinico rispetto a 2020 e 2018 assaggiati nella stessa fase, meno sulfureo e sergioleonesco del 2016, è comunque loro fratello di sangue in tutto e per tutto. Non è e non sarà mai un vino per chi fa fatica con le acidità che fanno saltare le otturazioni; chi invece cerca proprio questo, sospenderà un attimo la dieta post natalizia per testarlo a caldo con una padellata/infornata di cotechino pezzente e patate (silane), ricevendone in cambio una dose ragguardevole di serotonina.


