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[Dai Social] Vallisassoli | 33/33/33 2020


Sarà la vecchiaia, sarà la stanchezza, o magari saranno le tonnellate di fesserie veicolate quotidianamente da tanti produttori e dai loro megafoni più o meno ingenui (categoria della quale mi pregio di fare parte). Fatto sta che mi capita con sempre meno frequenza di entusiasmarmi per vecchie e nuove storie vinose, al punto da volerne seguire a tutti i costi sviluppi ed evoluzioni. E non sono certo diventato astemio.

Tra le eccezioni, c’è l’avventura di Vallisassoli alias Paolo Clemente, garagista laterale – in tutti i sensi* – che ha davvero portato una ventata d’aria fresca nella mia Irpinia, terra dove nascono buoni-ottimi vini (e talvolta anche grandi), ma che non ha ancora saputo compiere quel balzo finale collettivo come distretto di reale statura europea. Ovviamente per la mia modesta opinione.

Blend paritario di fiano, greco e coda di volpe, il 33/33/33 2020 dice chiaro e tondo che l’eccitante versione ’18 non arriva da fortunate congiunture astrali. Forse questo è un filo più scapigliato e quindi sarebbe meglio non sprecarlo con gli haters dei bianchi formalmente non ortodossi (leggi la lieve traccia sponty). Anzi no, è proprio ai teorici detrattori del vino *ale che andrebbe stappato, perché sapore, energia, ampiezza, leggerezza di beva, attivazione multisinestetica: sono quelli che mettono tutti d’accordo, affratellando ogni compagno di tavola in un solo mega abbraccio foriero di pace e speranza.
Antonio, questo ci starebbe proprio bene a suonare nella tua campana (del vetro): alla prima occasione te lo porto.


*
Laterale dal punto di vista geografico: San Martino Valle Caudina, paese al confine col Sannio Taburno che non rientra in nessuna delle tre DOCG.
Laterale dal punto di vista stilistico: in una provincia conosciuta per i suoi vini monovarietali da aglianico, greco e fiano, uno stranissimo uvaggio di vigna che omaggia Troisi e Benigni.
Laterale dal punto di vista caratteriale, perché Paolo Clemente è una specie di orsacchiottone autodidatta che ci aspetteremmo di trovare su un campo da rugby e che invece dimostra una passione per il vino (e una cultura bevitoria) superiore a tanti sedicenti professori scienziati della materia.

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