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[Dai Social] Osteria del Gallo e della Volpe con qualche bottiglia


Magari non vincerà il premio come rapporto qualità-prezzo dell’anno, considerando i 70-80 euro che servono per recuperarlo nel “mondo reale”, ma il millesimato 2013 di Moet è un bijoux e secondo me piace un bel po’ al 93,7% dei miei contatti e amici. Perché non è una limonata, ma resta luminoso, gessoso, con bolla fine, sorso aitante senza diventare culone.


Non mi vengono in mente tanti nomi che nell’ultimo anno abbiano commercializzato una batteria di livello così alto come Poderi Colla: buonissimo il Nebbiolo Drago 2021, buonissimo il Barbaresco Roncaglie 2020 e buonissimo il Barolo Bussia Dardi Le Rose 2019. Inutile ripetersi: c’è proprio un filo rosso che li collega tutti: col frutto rosso fragrante e gaudente, la misura estrattiva, l’integrazione dell’alcol e una delle migliori espressioni di ciò che può essere classicità langarola oggi.


Rispetto al felice 2019 è un po’ più “sangue romagnolo”, con frutto più scuro e una trama più arcigna, viscerale, urlante “datemi uno stufato di montone”. Però anche in versione 2018 l’Assiolo di Costa Archi è un Sangiovese, pardon un Serra, pardon un Gabriele Clint Succi wine, che non è mai un errore tenere a portata di cavatappi e che col mugliatiello del Gallo e la Volpe se la gioca a viso aperto.

A proposito di Osteria del Gallo e la Volpe, anche qui inutile ripetersi: ci si sta sempre di un bene, ma di un bene, tipo quel goccio di petit verdot nel Pauillac, che quasi quasi ci ritorno subito.

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