“Nella mia vita ho sbagliato più di novemila assaggi, ho perso quasi trecento bottiglie, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato la stappatura decisiva e l’ho sbagliata. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine qualche vino l’ho azzeccato”.
Magari la frase non era esattamente così, ma per una volta il Giulio Cesare borghese piccolo piccolo Micheal Jordan ha ragione: non si migliora come assaggiatori (e persone) senza riconoscere e memorizzare ogni singola cantonata, previsione azzardata, investitura col senno di poi cannata, sopra e sotto valutazione, eccetera.

Io le mie eno-fesserie me le ricordo tutte, ogni tanto vengono a trovarmi come gli spiriti di Scrooge: col tempo siamo diventati quasi amici.
Che bello però quando nella cassetta della posta scovi la polaroid di quella volta che no, non ti hanno fregato entusiasmo, distrazione o semplice incapacità.
Come in questo caso, ancora oggi un magnifico schioccante Fiano di macchiamare, che sa veramente – veramente – di luglio tirrenico brezzato da anticiclone delle Azzorre.

