D’Alesio–Sciarr | Trebbiano d’Abruzzo Tenuta del Professore 2013

Sciarr - Tenuta del Professore 13

Quando leggo nebbiolo giacosiano, aglianico borgognone, bianco gravneriano: di solito metto subito mano alla fondina.

Non solo e non tanto per quella che mi appare una paradossale pigrizia linguistica. Cioè, logica vorrebbe che la trasformazione in aggettivo di un produttore o un territorio derivasse da uno stile espressivo talmente originale e riconoscibile da considerarsi pezzo unico, in qualche modo non replicabile. E parimenti logica non vorrebbe che a un certo punto ne spuntassero invece a decine e centinaia ricalcanti quello stesso profilo -iano, –esco, -ione.

Il riflesso eastwoodiano (ops) è dovuto più che altro alle aspettative deluse. Per farla breve: ci rimango male nove volte su dieci dopo aver recuperato e stappato l’ennesimo presunto alter ego di più nobili modelli. Anche buono magari, ma che del totem richiamato dimostra di avere poco o nulla.

Ben consapevole quindi degli spernacchiamenti a cui vado a mia volta incontro, mi gioco ugualmente un “valentiniano” per il Trebbiano d’Abruzzo Tenuta del Professore 2013 dell’azienda D’Alesio-Sciarr. Fondata nella seconda metà degli anni 2000 e guidata dai cugini Mario e Giovanni (figli di Lanfranco ed Emiliano), è una realtà relativamente giovane che si colloca nell’entroterra di Città Sant’Angelo, sulle Colline Pescaresi. Una quarantina di ettari ripartiti tra vigneti, uliveti, cereali e legumi, che danno forma ad un progetto agricolo e ricettivo a tutto tondo (link).

Va bene, non prendetemi alla lettera. Però mi è davvero sembrata una delle interpretazioni più vicine all’ultima generazione dei Trebbiano della famiglia Valentini: per capirci, le versioni successive alla 2007, trasversalmente descritte meno “selvagge” e più “primaverili” rispetto alle precedenti.

Punti di contatto a partire dalle nette suggestioni di crusca, fieno secco, polvere di caffè, inserite in un corredo fresco e luminoso di agrumi, erbe e fiori di campo. Ulteriormente rafforzati dal sorso dritto e slanciato ma non certo monodimensionale, grazie alla potente stoffa sapida. Stile “mari e monti” che oltretutto si manifesta anche su altri bianchi della gamma, come l’ottimo Pecorino Superiore 2015.

Cacio e pepe, carbonara e preparazioni con stocco/baccalà, per testare fino in fondo. E decidere se sia accostamento azzardato ma plausibile, o solo l’ennesimo abbaglio.
Sui 30 € in enoteca

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% Commenti (1)

Aldilà degli aspetti qualitativi e della tua descrizione che trovo decisamente stimolante. Trovo che 30 euro per una cantina cosi giovane mi paiono un tantino pretenziosi. Questo tenendo conto che sulla cartina del mondo enologico realtà storicamente più importanti ed in zone più vocate offrono ottimi prodotti a prezzi molto più concorrenziali.

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