L’attualità di Veronelli nel dibattito su vino e cibo

Veronelli

Fine estate. Il momento è propizio per ritirar fuori un po’ di classici e rileggere i pionieri della narrazione vino – gastronomica di casa nostra.

Su una frase mi sono fermato. A me pare che legga in maniera incredibilmente moderna la situazione attuale, le derive scientiste che vogliono il vino come una specie di formuletta. Qualcosa da assemblare, ricetta e manuale alla mano.
Il vino è molto di più. La tecnica è un pezzo del percorso. Mezzo e certo non fine.

“Scrivo di vino – da tanti anni ed oggi – con lo stesso entusiasmo e con la stessa rabbia. La scienza dell’uomo, già fuori limite – gene e spazio – continua ad ignorare il meccanismo delle infinite metamorfosi del vino. Ci giuro: qualcosa ci sottrae all’analisi; qualcosa che solo noi conosciamo, noi che amiamo il vino: la sua “anima”.

Retorica? Davvero no. Quella mia rabbia ha proprio fuoco dalle “gnàgnere” degli scrittori, giornalisti, accademici di cucina. In un mondo in cui l’industria cerca, in tutti i modi, di annullarci, c’è poco da conservare.
Mi occupo di gastronomia, convinto di fare – col rifiuto dei vini e quindi dei cibi sofisticati, con la ricerca dei cibi e dei vini veri (quindi anche buoni) – onesta contestazione”.
Luigi Veronelli, Il vino giusto, Rizzoli (1971)

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