La prendo alla larga e la butto sul marketing. Anzi sulla valorizzazione del brand. Tutta roba di cui non so un’emerita cippa, ovviamente.
La creazione del mito è faticosa, il suo mantenimento ad alti livelli ancor di più e ogni mossa sbagliata può contribuire a offuscare il lavoro fatto nel tempo. Spesso i grandissimi marchi sono figli unici e non amano dividere la scena. In certi casi l’esclusività è un valore inderogabile, o almeno lo era, visto quello che sta accadendo a certi prodotti di successo.
Un esempio che mi viene in mente, tra i tanti. Il Bacio Perugina è nato negli anni Venti e ogni declinazione sul tema è stata vista come il fumo negli occhi dall’azienda e dai vari responsabili marketing che si sono succeduti nel tempo. Il tabu è caduto nel 2011 quando la Nestlè ha lanciato il Bacio Bianco, affiancato di recente da quello con cioccolato al latte (un uccellino mi ha detto che in autunno ne arriverà un altro: il Bacio fondentissimo). Personalmente ho molti dubbi su queste operazioni di “estensione del brand”.
Arrivando a bomba al mondo del vino, scegliere di affiancare ad un’etichetta prestigiosa un fratellino o una sorellina non è mai una decisione facile da prendere. Sto pensando a quello che è successo in Ca’ del Bosco con la Cuvée Annamaria Clementi Rosè; o a quello che non è successo in casa Ferrari con la Riserva del Fondatore. Un giorno, assaggiando i vini in cantina, i Lunelli mi hanno confessato che non mancano prove ed esperimenti di un’ipotetica versione rosé della loro prestigiosa Riserva ma che il rischio di intaccarne il valore ha sconsigliato di imboccare quella strada. Almeno fino ad oggi.
Che succederebbe, per dire, se ad un certo punto arrivasse il Sassicaia Bianco? Davvero non saprei, ma sono curioso di vedere le reazioni davanti alle bottiglie di Ornellaia Bianco. Avete capito bene. In autunno uno dei vini italiani più conosciuti e blasonati a livello internazionale avrà il suo alter ego.
Entrando nel merito tecnico della faccenda, il primo Ornellaia Bianco della storia sarà figlio di uve sauvignon e viognier della vendemmia 2013. Qualche sera fa io e la Leo abbiamo avuto la possibilità di assaggiarlo, insieme all’enologo resident di casa Ornellaia Alex Heinz.
Devo dire che la prima impressione è stata molto positiva. Il colore giallo e verde, molto luminoso, annuncia profumi intensi quanto freschi ed eleganti. Impressiona la qualità e la delicatezza della componente tostata, direi quasi in sottofondo. In effetti Alex ci ha parlato di una maniacale ricerca delle barrique perfette, arrivate solo dopo aver visitato personalmente la tonnellerie preferita.
I profumi, dicevo, rimandano a sensazioni “verdi” di lime, agrumi, addirittura kiwi, abbracciate da una delicata scia iodata. La bocca ha tempra, volume sempre in equilibrio e grande slancio. Il finale è lungo e appagante, mai in debito di finezza e progressione acida.
Un bellissimo vino, di stampo e caratura certamente “internazionale” eppure autentico, nel senso che non scimmiotta niente ma cerca una sua strada e una fisionomia ben precisa. Direi dunque originale, in questo senso.
Ne riparleremo quando uscirà sul mercato, anche per vedere “l’effeto che fa…”.


Più o meno quanto costerà?
quanto l’Ornellaia Rosso.
L’intenzione è di farlo uscire allo stesso prezzo dell’Ornellaia Rosso, da quel che ho capito.