Era una notte buia e tempestosa a Vosne-Romanée: indovina tu, che indovino io

Antò, ieri sera ho stappato una bella bottiglia.
Secondo me era meglio la mia.
Dici?
Dico.
Allora facciamo che tu indovini la mia e io indovino la tua.
Me pare ‘na bucciottata, ma tanto in quello siamo forti. Vai con le tue note.
Allora: appena aperto è una notte buia e tempestosa, di tuoni e fulmini, come quella volta in Alsazia, quando fuggivamo nel bosco convinti di essere inseguiti dall’uomo lupo e dalla strega dei Vosgi, dopo tre stinchi di maiale e otto quiche.
Ah, e quindi io dovrei capire da questa descrizione di che vino stai parlando? Mi rendo conto…
Aspetta, mica ho finito.
Ma dai…
Nella nebbia scorgiamo una luce in lontananza, dapprima fioca, poi sempre più brillante e definita. Una maestosa magione di campagna, forse disabitata. Bussiamo vigorosamente al portone di frassino per chiedere riparo e tendiamo l’orecchio sperando di sentire il passo amico di un locandiere.
Hai smesso le pillole, dì la verità.
Aspetta. Ancora non ti ho detto che ci accoglie sull’uscio uno strano figuro. Una specie di folletto, con quel cappellino di lana grezza e l’occhietto dispettoso. Gli raccontiamo la nostra storia di viandanti sorpresi dalla tormenta e gli chiediamo di ospitarci per quella notte. Non può trattenere una fragorosa risata, perché le risate di scherno sono sempre fragorose, si sa.
E dagli torto.
«Italiani, eh?» Il tono con cui lo dice non sottintende esattamente un complimento. «Di Biagio, Trezeguet, Wiltord», gongola col suo ghigno malefico, non prevedendo la tua ribattuta immediata: «Materazzi, Zidane, Grosso».
La tensione mi sta uccidendo.
Al che lui: «Gioconda, Nizza, Corsica». E tu: «Bidet, Francischiello Scacchi, Waterloo». Sempre più incalzante, il galletto: «Berlusconi, Schettino, Stefano Accorsi», ma l’etrusco non si fa intimidire: «Sarkozy, zuccheraggio, Franciacorta».
Scontro tra premi Nobel, insomma.
Ride ancora più forte, ma stavolta è un suono complice. «Accomodatevi», conclude col tono di chi ha risolto quello che doveva risolvere, mentre va a prendere la prima bottiglia.
Ma certo, alle tre di notte mi arrivano a casa due sconosciuti visibilmente ubriachi e io non solo li faccio entrare, ma gli offro pure da bere. Come no: tu sei sicuro che era vino quello che hai consumato ieri sera?
Tu non capisci il nuovo #linguaggio. E ti perdi l’indizio finale, perché la storia finisce con noi che dimentichiamo la notte buia e tempestosa, ci scaldiamo al fuoco delle chiacchiere e scopriamo un ospite genuinamente curioso e accogliente, che cerca solo qualcuno che gli tenga testa, senza prendersi troppo sul serio.
Vabbè, mi sa che è meglio che passiamo alla mia bottiglia.
Non hai indovinato?
Stranissimo, vero?
Io indovino. Spara.
Sì, ma con lo schioppo nella tua testa malata. Allora, il mio vino mi ha fatto pensare al tizio che lo produce. Burbero, accigliato, scostante sulle prime, si scalda e si apre pian piano, toccando i tasti giusti e dandogli il tempo necessario. Al passare dei minuti la situazione migliora e il dialogo si fa interessante. Non dico alla pari né che entriamo in totale confidenza, però c’è contatto, magari vivacizzato da qualche scarica elettrica che a me, te lo dico, non dispiace affatto. Insomma, mi è piaciuto, anche se forse una lettura lineare e del tutto trasparente non riesco a fartela. Però mi è sembrato molto lui, questo, si. Il giorno dopo era ancora meglio. Mi era avanzato un goccio e me lo sono proprio goduto.
Niente, non riesco a capire che vino è. Secondo me abbiamo bevuto due cose diversissime.
Penso anch’io.
Ti arrendi?
E tu?
Ok, allora facciamo che al tre diciamo insieme la soluzione.
Va bene.
Uno, due, tre, via:
Paolo: VOSNE-ROMANÉE 2009 DI CONFURON COTETIDOT!!!
Antonio: VOSNE-ROMANÉE 2009 DI CONFURON COTETIDOT!!!
Confuron-Cotetidot - Vosne '09
P.s. il nostro primo incontro con Yves Confuron detto “Ciccio” non è stato molto diverso da come è rimpastato in forma di “note di degustazione”. E comprendiamo le ragioni per le quali diversi amici borgognofili considerano la prospettiva di una visita a Vosne-Romanée da Confuron-Cotetidot entusiasmante come la prenotazione di una colonscopia. Eppure dopo il primo impatto non certo facile, ci siamo trovati ad entrare perfino in sintonia col buon Ciccio, facilitati sicuramente da una sequenza di vini per noi fantastici (c’erano i 2009 in bottiglia e i 2010 in botte).
La Borgogna a vendange entière non parla una lingua universale, ne siamo consapevoli. Sono vini maschi che spuntano fuori mentre siete lì fondamentalmente a chercher la femme. E spesso servono virtù quasi monastiche di pazienza per attendere che sboccino in tutta la loro gentilezza e armonia. Ma siamo felici che ci siano ancora voci così in Côte d’Or e Yves Confuron sa come farle risuonare, nel domaine di famiglia come da De Courcel a Pommard, dove opera come consulente tecnico.

Yves Confuron
Yves Confuron

L’eleganza del raspo, scrivemmo qualche anno fa nel doppio speciale firmato a sei mani con Giuseppe Carrus e pubblicato sul numero di marzo 2012 del mensile Gambero Rosso. Per una volta ci rileggiamo e non ci vergogniamo, al contrario: alla luce di quanto spulciamo quotidianamente sul web, ci sembra un focus piuttosto attuale. Se avete tempo e voglia:
1. Speciale Borgogna – Introduzione Rossi
2. Borgogna Rossa – Profili Aziende
3. Borgogna Rossa – Schede Vini
4. L’eleganza del raspo – Box altre aziende
5. Speciale Borgogna – Introduzione Bianchi
6. Borgogna Bianca – Profili Aziende
7. Borgogna Bianca – Schede Vini
8. Box vendemmie 2009-2010

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