Scroll Top

Gevrey – Chambertin Vieille Vigne Fourrier | L'eccezione che conferma la regola

L’amico Franck Littleballs ha una teoria ben precisa che sancisce, se non la superiorità del modello vitivinicolo francese, almeno la sua piena maturità evolutiva, capace di posizionarlo in una posizione “altra” e preminente rispetto agli altri.

Tra cui il nostro.  Ecco l’assunto: “i francesi adattano i trattori alla vigna mentre noi adattiamo la vigna ai trattori”.
Una frase che sottende molto di più di quel che enuncia. Una metafora che rimanda alla codificazione puntuale e alla rilevanza storica del sistema. Che va ben oltre i sesti d’impianto o le “scavallanti” per abbracciare ogni aspetto della faccenda: dall’indagine sui cru alla loro classificazione, dalle varietà di uva all’affinamento dei vini, fino alle questioni più squisitamente mercantili.
Ecco, dovessi dire la mia e abbozzare un’analisi, non esiterei a mettere in primo piano la chiarezza delle dinamiche commerciali e le politiche di prezzo dei vini francesi. Che hanno un non so che di esplicativo, chiarificatore, immeditamente comprensibile. Almeno ad uno sguardo generale.
In Italia, come in altri Paesi, il primo vino di una nuova azienda di un territorio sconosciuto può uscire a cifre da capogiro. Oltralpe sembra diverso. Difficile che una cantina a “tre stelle” abbia bottiglie più economiche dell’ultimo arrivato, così come la gerarchia dei territori, e all’interno di questi delle diverse sottozone e dei relativi cru, appare come una mappa quasi perfetta.
Non esistono sorprese, dunque? Impossibile fare un affare con un po’ di fiuto? Certo che no, però le eccezioni alla regola sono meno clamorose e usuali che altrove.
Tra queste, ecco un vino che dopo ripetuti assaggi (ma che dico, sonore bevute!) mi pare valga molto di più della casella in cui è collocato. Si tratta del Gevrey – Chambertin Vieille Vigne del Domaine Fourrier.
Non sono mai stato in azienda e quel che so l’ho letto. Dunque vi risparmio l’edotto copiaticcio che potrei scrivere di seguito, dall’influenza che ha avuto Henri Jayer su Jean – Marie Fourrier, che conduce l’azienda dal ’94, a tutti agli altri bla bla bla. E mi fiondo su due annate di questo vecchie vigne che mi hanno stupito. Prima la 2009, straordinaria per intensità e definizione aromatica, cavalca il millesimo e ne evidenzia i tratti più golosi. Ha profumi di bacche selvatiche e liquirizia, bocca carnosa, assai dinamica, speziata e sanguigna. Più di recente la 2007, dal fascino ancora più vibrante, comunque ancorata ai capisaldi, aromatici e fisici, che mi avevano rapito nella bottiglia precedente.
Due vini splendidi, almeno per me, di grande purezza e densità. Ma soprattutto due vini che, serviti alla cieca, sono convinto possano essere presi per qualcosa di molto più importante nella piramide qualitativa della zona.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.