La Bouitte | Fuga in Savoia

St. Martin de Belleville. Metri 1700. Ristorante La Bouitte. Marc Messeur. Occhi azzurri trasparenti, accento savoiardo, entusiasmo e curiosità quando ti guarda e quando ti ascolta.

È lui il ricordo prevalente. Poi la brigata di cucina. Tutti col basco di feltro al posto del classico cappello da cuoco.
Nevica. Si sta bene. I piatti, le posate, il menù, l’acqua e il pane sono tracce che non possono che indicare la giusta via. I sapori confermano i profumi. Tutto e’ leggero  e scorrevole. Ma non c’è nulla di etereo.
È’ la materia, che diventa leggera e si mimetizza nella complessità del racconto gastronomico, la protagonista alla Bouitte. Il carrello dei formaggi è la rappresentazione di un modo di sentire e di una visione dell’ospitalita tanto originali quanto naturali. Mai prevenuti, mai modaioli. Una macchina bellica medievale di quattro piani che ha un unico fine: conquistare la città, scalare le mura, aprire una breccia.
L’assedio è finito. Siamo i vinti che a testa bassa accolgono i vincitori senza condizioni. E s’accorgon finalmente d’essere liberi. Il plurale è humilitatis.

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