Cartastrofismi

Consultazioni e definizione del programma on-line, primarie on-line, comizi on-line. Non c’è dubbio che la scena politica italiana, almeno nei suoi elementi più innovativi e riusciti, abbia spostato il baricentro sulla rete, innescando nuove riflessioni a vari livelli.

Tutti sanno che anche il mondo del giornalismo sta pensando al proprio futuro, passando da profezie cartastrofiste (cioè sulla fine della carta) all’esigenza di un nuovo rapporto, ancora piuttosto nebuloso, tra reale e virtuale. L’ultimo spunto arriva da un bel pezzo* di Giancarlo Gariglio, curatore con Fabio Giavedoni della guida Slowine dove, tra gli altri argomenti, il rapporto tra carta e web fa sottendere scenari decisivi o quantomeno strategici per il futuro stesso dell’enogiornalismo.
Insomma, il dibattito è aperto e per quanto mi riguarda assai interessante. Se volete saperlo, la mia posizione è sempre quella, anzi più vado avanti e più si rafforza: scommetto nel futuro della carta, anche se  di una carta diversa da quella che conosciamo. Il problema non è se i mezzi classici avranno un domani ma quale domani avranno i mezzi classici.
A questo proposito, sono da poco inciampato in un articolo che racconta quello che succede in Germania. Attenzione perché i dati sono piuttosto sorprendenti. Solo nell’ultimo anno la Repubblica Federale Tedesca ha visto nascere 103 nuovi giornali, facendo arrivare a 553 il loro numero complessivo (nel 1975 erano 142).
Secondo Giovanni Di Lorenzo, brillante direttore del noto settimanale Die Zeit, capace negli ultimi anni di rilanciare vendite, abbonamenti e utili, “alcune nuove testate dedicate a temi molto specifici hanno avuto un’inattesa fortuna”. Si va dal giardinaggio ai femminili altamente targettizzati (ad esempio quelli per donne over 40), dalle riviste per giovani genitori (Stern) a quelle per i fissati della carne (Beef).
E’ vero che c’è la crisi e i lettori calano – aggiunge Di Lorenzo – ma ci sono margini di successo. In un’era in cui tutti dicono che i giovani non leggono più la carta stampata noi abbiamo il più alto numero di studenti abbonati di tutta la nostra storia editoriale. Con nuovi tentativi e idee originali il cartaceo può avere un futuro… Oggi hanno successo riviste esteticamente e graficamente raffinatissime, magari non tanto politically correct… L’importante è che i media cartacei siano anche in futuro un must e non un nice to have, che trovino nuove risposte alla domanda perché devo leggerti, che reinventino il dialogo con i lettori”.
Qualità, bellezza, specificità, approfondimento radicale, autorevolezza. Pare proprio che il futuro della carta passerà da queste latitudini.

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