Birra Vs Vino

Se sei reduce da cinque giorni di Belgio interamente dedicati a trappiste, lambic e realtà artigianali emergenti (no, non è un fenomeno solo nostrano), ma anche a degustazioni di grandi vini italiani, torni sull’isola col pensiero di dover al più presto organizzare qualcosa per placare la sete che insidia quotidianamente gli svitati che scrivono su questo blog

(e anche qualche lettore che sappiamo non se la passa benissimo).
Non puoi quindi che rallegrarti come un bimbo a cui danno il permesso di guardare Spongebob a oltranza se ti arriva la telefonata che preannuncia una cenetta in cui il cibo fa da cornice a una sfida dal sapore più che mai attuale: vino vs birra.


In effetti più che vino e birra il confronto è tra due persone. Una di queste è Nicola Perra, noto mastro birraio di Maracalagonis e titolare del birrificio Barley, già “birraio dell’anno 2009” per Fermento Birra*. Nicola è tra le figure di spicco del movimento artigianale italiano, forte di una filosofia produttiva che, oltre alla bontà delle etichette, fa riferimento all’originalità delle scelte, alla continua sperimentazione e alla negazione totale di qualsiasi compromesso che possa intaccare le sue idee.
L’altra è Enrico Melis, un commercialista del capoluogo sardo che non ripudia il suo lavoro solo perché gli dà la possibilità di alimentare la sua passione, fatta di studi, viaggi, assaggi, scoperte che culminano in una delle collezione di etichette più esclusive dell’intera isola (e non solo di quella). A lui l’onere e l’onore della scelta vinosa.
Al tavolo una quindicina di amici pronti a decretare il verdetto piatto dopo piatto. Ecco, dimenticavo, i piatti… Le proposte sono quelle del ristorante Semplicemente* di Cagliari, locale assolutamente da consigliare per offerta e servizio, gestito in maniera impeccabile dal bravissimo padrone di casa Pierfranco Lavra.
Pronti via, dopo esserci rinfrescati la bocca con una magnum di Champagne Extra Brut di Olivier Père et fils ci accomodiamo per la prima portata.

L’antipasto è uno sfizioso cestino di capocollo croccante con carciofi agrodolci e burrata di bufala con bottarga di muggine (foto). La birra è la Toccadibò, il vino è il Meursault Le Cras ’08 di Henri Boillot. Direi subito 1 a 0 e palla al centro. La Golden Strong Ale riesce a reggere il confronto con la complessità del piatto e sgrassa molto bene sia burrata che bottarga. Accoppiamento vincente. Il Meursault non ha l’allungo necessario e l’acidità (alta) sembra scissa dalla materia e questo non genera profondità.

Il primo dei piatti a base di pasta è uno buonissimo e succulento raviolone ripieno di ricotta, topinambur e pecorino con straccetti di cinghiale. Qui Nicola sfodera la Sella del Diavolo, mentre Melis si oppone con un Old Vine Zinfandel ’08 del californiano Beringer. Anche qui la birra ha la meglio. L’ambrata frutto di malti tostati rivela un naso di gran fascino dove le note di torrefazione fanno eco a toni speziati ed erbacei. Ottimo il palato, che riesce ad addolcire la bocca ed accompagnare aromaticamente le sensazioni del piatto.

Se si dice che chi ben comincia è a metà dell’opera ci sarà pure una ragione, fatto sta che i pizzoccheri di grano saraceno alle verdure e pecorino stagionato con maialino confit sono assolutamente un piatto perfetto (foto) per la terza birra, la Macca Meda. Si tratta di un’American Amber Ale che sa essere fresca e profumata, dal corpo importante, ma allo stesso tempo con rilasci amaricanti che conquistano anche i più strenui difensori delle Bitter d’Oltremanica. Il vino arriva da Bordeaux, è il Médoc Château Potensac ’08 – azienda che fa capo alla famiglia Leoville Las Cases -, ma evidentemente non va d’accordo con le origini valtellinesi del piatto. Troppo coprente e sgraziato per la preparazione.

Il secondo tempo è all’insegna dei fuoriclasse: Enrico tira fuori dei pezzi da Novanta e Nicola decide a quel punto che è il momento delle sue birre (per così dire) legate vino. Il rotolo di vitello e pomodoro secco su crema di porcini e broccoli allo scalogno, oltre a essere un grande piatto, si sposa alla perfezione con la BB9 (fatta con l’utilizzo di sapa da uve Malvasia di Bosa), ma anche con un Clos del Lambrays servito in magnum che, nonostante la giovane età (2004) si rivela un vino incredibile per eleganza e finezza.

È l’ora dei formaggi: il fiore sardo e il pecorino stagionato sono così buoni da valer la cena a prescindere l’abbinamento e i 2 contendenti non sfigurano. La perfezione si raggiunge con l’Auslese del moselliano Karthäuserhof, vino dolce e sensuale dall’acidità disarmante; ma non sfigura di certo la BBevò, prodotta con l’utilizzo di sapa di Nasco, incredibilmente equilibrata tra dolcezza di frutta candita e speziatura d’oriente.

La conclusione è in dolcezza. La créme brûlé alla banana e biscotto croccante alle nocciole, come tantissimi dolci, è meglio assaggiarla da sola. Dopo ci aspettano un affascinante Sauternes Barsac Château Climens del 2002, avvolgente, profondo e sensuale e la BB10 prodotta nel 2008, che vede l’utilizzo di sapa di cannonau. Incredibile la sua integrità dopo 4 anni: una grande birra da meditazione che sembra possa durare in eterno.
È ora di alzarsi dal tavolo. Rimane da aggiungere che non è stato facile (alzarsi dal tavolo, intendo dire). Meno male che prima di andar via ci aspetta l’altra magnum di Champagne, d’altronde l’abbiamo detto all’inizio. La sete non ci manca e dopo cotanto mangiare è esattamente quello che ci vuole. Cheers!

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