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Nino Calamuneri | Primi da Foto

Non è il fotografo Nino Calamuneri che va in cerca  dei piatti, ma sono i piatti che vanno in cerca di lui. La pasta lo sa sempre con chi ha a che fare e rispetta soltanto chi la ama, chi ne sa riconoscere il punto.

Non parlo del “punctum” del semiologo Roland Barthes, né dello sguardo emotivo di cui è capace chi osserva con interesse una foto ed è colpito da un suo dettaglio.
Parlo del più banale (ma non troppo banale) punto di cottura, che si svela solo all’iniziato ai fornelli, quello capace di valutare la cottura della pasta con un’occhiata. Se “La camera chiara”di Barthes è un testo fondamentale sul rapporto tra realtà e immagine, comunicazione e rappresentazione fotografica, queste foto del sicilianissimo Calamuneri, la rappresentano in termini di Food Photography, che noi preferiamo definire con i nomi decisivi che l’artista assegna ai suoi scatti riuniti nella mostra : “coltellata, cinque forchettate, pentola nera, pastapalla, quattro fili di pasta, riso e riso, vulcano rosso” e via dicendo.

Sono belli i nomi, quando si coniugano con le immagini, specialmente se queste costituiscono il risultato di uno studio maniacale, come maniacale deve essere la preparazione di una ricetta. Perché se il piatto finito è la cifra del cuoco, la foto lo è altrettanto per l’artista. Riflettete sugli scoloriti nomi di battesimo che i ristoranti infliggono ai loro menù e paragonateli con quelli, inappellabili e non rivisitabili, che la storia della cucina assegna alle sue ricette: risotto, amatriciana, carbonara, pasta e fagioli, lasagne.
Bisognerebbe averci pranzato a casa Calamuneri, in Sicilia, per decidere se i suoi piatti somigliano alle sue fotografie o se sono le fotografie a somigliare ai suoi piatti. La loro lettura non è quella che lo spettatore rivolge ad una foto qualsiasi, ma quella che necessita di uno sguardo superiore che indica il “punctum”, cioè ciò che mi punge. Per quanto folgorante sia questo punctum fotografico, che non tarderete a riconoscere al centro della sua forza metonimica di espansione (attestante che l’arte del fotografo è là), garantisco una cosa: quest’arte è nulla rispetto alla pasta con le sarde che Nino, prima di fotografare, è in grado di mettere a tavola. Ne deriva che la veggenza del fotografo non consiste tanto nel vedere, piuttosto nel saper fare.
Foto di testa: PASTAPALLA di Nino Calamuneri

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