Finages di Borgogna

Filippo Volpi è una delle enciclopedie del vino che conosco. Un ragazzo d’oro, gentile, elegante nei modi, nell’iconografia classica immancabilmente rappresentato accanto a una qualche giovane fanciulla.

Abitudine, pare, favorita da un aspetto belloccio e una forma invidiabile, frutto di un’attività fisica costante, impreziosita da una trentina d’anni di sbiciclettate per le vigne della Borgogna.
Ecco perché ha un sapore tutto speciale il percorso che ha tracciato per la Côte d’Or, e che Vino&Design* ha giustamente raccolto in un bel progetto commerciale.
Un percorso che parte da lontano, dai pluricitati monaci Benedettini che per primi, già nel Sesto secolo, avevano introdotto il concetto di Finage, esasperazione del terroir attraverso l’identificazione esclusiva col villaggio, i cru e i climat di appartenenza.  Un percorso dove alcuni produttori, definiti ancestrali, guidano l’appassionato alla scoperta della propria zona, dall’alto di una tradizione che è topica (nel senso di appartenenza esclusiva ad un certo topos) e storica (testimoniata da almeno cinque croci generazionali al cimitero del villaggio, come dicono gli anziani in Borgogna).
Solo e soltanto questi produttori entrano a far parte del progetto Finages di Borgogna. Che mette in primo prima “la Borgogna dei produttori”, strizzando l’occhio a vini e denominazioni meno battute. Di quelli che vedresti bene in un bistrot, più che in un ristorante stellato.
Detto questo, il sottoscritto ha avuto l’immeritata fortuna di assaggiare qualche bottiglia della selezione di Mr. Foxes, trovando il percorso assai rispondente. Alle attese del manovratore, e anche di chi va cercando, magari senza svenarsi (impresa sempre più ardua da quelle parti) le molteplici ed eccitanti pieghe della Costa d’Oriente.


Ecco qui il tracciato:

Finage di Marsannay

Domaine Olivier Guyot – Marsannay Village 2009
E’ il Finage più a nord della Côte, quello più vicino a Digione, serbatoio di molti vini a buon mercato (considerando i prezzi degli altri) . Guyot ne coltiva 15 ettari, divisi in 55 parcelle, ispirandosi all’agricoltura biodinamica. Il vino ha tratti di lievito, crusca e grano, con delicate sfumature di rosa e lavanda. In bocca è coerente, duro, con un bel sottofondo di radici e tannini marcati.

Finage di Fixin


Domaine Armelle & Jean Michelle Molin – Fixin Village 2009
I terreni più argillosi della Costa e le vigne di oltre settanta anni del Domaine regalano un rosso fruttato, compatto, con la caratteristica nota di kirsh ben in vista. Anche l’attacco in bocca è ricco, piuttosto morbido e carnoso, con una progressiva nota balsamica di ginepro. Un vino “invernale”, come d’uopo.

Finage di Gevrey Chambertin


Domaine Tortochot – Gevrey–Chambertin Village 2010
Gevrey è Gevrey e il sottoscritto non nasconde la sua passione per molti vini di questa zona. Certo le declinazioni e le differenze non mancano, ma in generane c’è un surplus di completezza non sempre riscontrabile altrove. Detto questo, lo Gevrey Village Village ’10 di Chantal Tortochot ha un profilo che mette in evidenza note tostate, scure, poi animali e sanguigne. Il frutto è dolce e teso, il tannino solido e piuttosto presente. Giovane, da seguire nei prossimi mesi.

Finage di Morey Saint Denis


Domaine Stéphane Magnien – Morey Saint Denis Village 2009
Appena 100 ettari per il Finage più piccolo della Costa, ricchissimo però di parcelle blasonate (tra cui 5 Grand Cru e 20 Premier Cru) e tantissime varianti sul tema. In generale capace di vini fini, delicati e vellutati. Ecco allora un rosso paradigmatico: attacca lieve su cenni di incenso e ciliegia di maggio, si apre sfaccettato al palato dove incrocia la viola e i fiori di campo. Rilassato ma profondo, chiaro e gustoso, chiude su una timida spezia.

Finage di Chambolle Musigny


Domaine François Berthau – Chambolle Musigny 2009
Vini femminili, dicono. Io non saprei, dipende dalle femmine con cui hai a che fare… Certo Chambolle ha parcelle fantastiche, capaci di rossi di gran classe e raffinato bouquet; di grande verve minerale dove la roccia madre affiora dal terreno. La vigna del Domaine (tra quelli decisamente artigianali) è di 6,5 ettari, tutti nei confini comunali. Il naso di questa bottiglia è introspettivo, quasi chiuso sulle prime. Poi il tenore roccioso esce con tocchi bianchi, calcarei, e i fiorellini freschi. La bocca è una lastra, dura e pura. Niente muscoli, quasi niente ciccia. Un vino in sottrazione, tagliente, che ha la sola arma del sapore.  Finale ferroso.

Finage di Vosne Romanée


Domaine George Nöellat – Vosne Romanée 2010
Eccoci nel cuore della Côte de Nuits, un posto che non ha certo bisogne delle parole del babbeo che state leggendo per magnificare la classe aristocratica dei suoi pinot noir, o il blasone di alcune sue mitiche parcelle. Nöellat è tra le firme autorevoli di tutto questo ben di Dio, alle prese col passaggio generazionale tra Madame Marie Therese  Nöellat al nipote Maxime Cherluin. Il Vosne Village proviene quasi esclusivamente dal climat Champs Perdrix, considerato uno dei migliori della categoria (vigne alte, sopra La Tache). Parte strano, quasi carburico, poi trova eleganza e soprattutto una leggiadra tessitura in bocca. Densità di sapore e non di polpa. Chiude su note di corteccia, terra e lieve spezia. (A  dicembre bevuto con mucho gusto un suo Romanée St. Vivant 2000. Grazie Dario)
Finage de Nuits Saint Georges

Domaine Chévillon Chezeaux –  Nuits Saint Georges 2009
Arrivati a sud. Oddio, qui c’è un sud-nord, con terreni poco argillosi e vini più delicati, e u sud-sud, dove i colori si fanno più scuri e la materia più intensa. Il Domaine in questione ha 8,5 ettari a Nuits, diviso in ben 55 parcelle. Forse una bottiglia non fortunatissima. I profumi, specie all’inizio, sono piuttosto strani, con un frutto quasi surmaturo. Meglio la bocca, questo si, di gran polpa e dolcezza. Tuttavia mai convincente fino in fondo. Da riprovare.

PS: i vini citati sono solo degli esempi del progetto commerciale in questione che annovera altre aziende e molte altre etichette (tra cui diversi Premier Cru).

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