Il Decennale di Poggio di Sotto | O delle cazzate certificate

A proposito di Brunello, mica credevate che solo quelli di Wine Enthusiast*, potevano permettersi un’Anteprima dell’Anteprima?

Facendo incacchiare tra l’altro un bel po’ di colleghi italiani e stranieri col Consorzio di Montalcino, con tanto di “petizione” del tipo “e che semo noi, li fiji de la serva?”, promossa fra gli altri dal nostro bravo compagno di squadra Woijciech Bonkowski*.
Noi che giornalisti di Serie B non lo saremo mai in quanto: a) consideriamo il tesserino un ridicolo retaggio di era fascista; b) siamo tanto più a nostro agio in Lega Pro, dove almeno ancora esistono le maglie da uno a undici, noi, dicevo, non solo non ci siamo incacchiati ma ce la siamo proprio spassata organizzandoci il nostro Bentornato Benvenuto, approfittando di una quindicina di sangiovesi ilcinesi targati 2001.
Ci piace un sacco il chiostro che ospita da un paio di edizioni l’annuale evento dedicato al Brunello, ma non c’è partita che si possa giocare quando entra in campo la spettacolare terrazza romano-monteverdiana di Paolo Zaccaria e Erica Battellani, alias Via dei Gourmet*. A loro di nuovo un grazie di cuore per la condivisione delle bottiglie ma soprattutto per la splendida serata, allegra, golosa, ricca di spunti e al tempo stesso rilassata come non capitava da tempo.

Ora, le mie impressioni sui singoli vini sarebbero un inutile, tardivo e sicuramente dispersivo duplicato del puntualissimo post* di Zac, del quale condivido ogni virgola. Concedetemi, però, una sola postilla sulla boccia che da sola sarebbe valsa il viaggio, pure senza allegra brigata, senza terrazza romana né quegli agnolotti da urlo.
Si dice che i grandi vini cerchino animi pazienti, capaci di ascoltarli ed amarli senza fretta, come Salomè liquide e danzanti tra i sensi di virtuosi Erodi. Non questa volta, però: neanche il tempo di prendere contatto col bicchiere che i sette veli cadono tutti insieme, ma non c’è vergogna né lussuria capitale, solo la presa d’atto di un’esitazione nell’amplesso che non sarebbe delicatezza ma esclusivamente ipocrisia.
Nulla da aspettare e nulla da capire: è una sirena che non nasconde la sua natura e ci attira a sé con melodie magiche ma non illusorie, un canto impetuoso, pieno, fisico eppure ascensionale. Una Carmen di Bizet con voce da contralto, che prende possesso della scena con la risolutezza di una donna del popolo e la condivide con la misura di chi conosce l’imprevedibilità di una carta, e del fato che preannuncia. Più prosaicamente uno spettacolare sangiovese nato per scorrere come un torrente che avvicina la collina al mare, impregnandosi di ogni umore di ogni bosco respirato. Dolce e salato, docile ed austero, distinto come un signorotto di campagna e inquieto come un adolescente alla prima cotta, vitaminico come l’arancia rossa con cui si fa strada, rilassante come la tisana al biancospino con cui chiude il sorso e la giornata.
Più di un vino, un cerchio rosso fissato su un calendario.

Decennale
, come quello che ricorreva quando Piero Palmucci doveva trovargli un nome, contando le annate messe in bottiglia a partire dalla prima del 1991.
Decennale, come quello che ogni dodici mesi si compie per una vecchia vendemmia, in questo caso la 2001.
Decennale, come sarà intitolato a futura memoria lo scherzo certificato di chi ha deciso che sull’etichetta vicino a Poggio di Sotto non si poteva scrivere Brunello di Montalcino Riserva: ah, le risate…
Toscana Igt? Qualche volta anche gli scripta volant, come gli asini che non sanno di esserlo, per fortuna manent i pensieri e i bicchieri vuoti fino all’ultimo goccio di chi ha amato questo, e non solo questo, piccolo capolavoro di classe e sostanza autenticamente sangiovesiano. Augurando alla nuova proprietà di Poggio di Sotto di regalarsi e regalarci un futuro non meno entusiasmante della storia scritta in questi vent’anni da Piero Palmucci e Giulio Gambelli. Magari con un altro IGT partorito dai mostri della burocrazia impermeabile al senso del ridicolo, che so, un bel Ventennale da 94-95 centesimi, giusto per dire da che parti siamo, che mette in fila tutti gli altri vestiti a festa con la fascetta rosa.

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