Enologica 2011 | Sapori in corso

Allora, vediamo un po’. Lo scaldapiadina… c’è. L’asciugacappelletti… pure. Ecco lo sgasalambrusco, e qui il sale che di solito metto sul Prosciutto di Parma.

Mmmmm… Ah si, non potevo dimenticare il contagocce per l’aceto balsamico, e dovrebbe esserci… fatemi controllare… si eccolo… il retino per le saraghine e quel perizoma che avevo promesso lo scorso anno alla mora romagnola.
Bene, c’è tutto, posso caricare la valigia in macchina e partire per la tre giorni di Enologica*. Ci vediamo a Faenza allora.


Benvevuti a Enologica 2011
La nostalgia è una trappola spietata che scatta sull’unica vera certezza che la nostra identità del cibo ci consegna: innovazione e tradizione sono la stessa cosa. Se per un momento provate a far saltare il vincolo del presente e immaginate il tempo come uno spazio completamente praticabile vi accorgerete che la tradizione è la cosa più innovativa che abbiamo tra le mani, un processo che ha ogni volta digerito il nuovo per farlo diventare quello che siamo. È la rielaborazione del nuovo che segna la cultura, lo è stato per le lingue, per la musica, per l’arte e anche per la cucina. La nostra tavola è piena di cibi che sono arrivati da lontano. Tutto ha viaggiato e tutto è cambiato. L’Italia ha rielaborato il nuovo per inventare una cucina straordinaria. Ecco perché chiudersi non serve, chiudersi significa fermarsi. La nostra cultura sarà viva solo se noi sappiamo aprirci.
Enologica è il presente di questa operazione, un crocevia di relazioni dentro al quale succede sempre qualcosa.  La nostalgia non serve, è perdente. Preferiamo parlare di conoscenza, perché solo con la consapevolezza di quello che siamo potremo difendere la nostra identità e renderla moderna. Ad Enologica ci sono tutti gli attori che hanno una parte in commedia: i vignaioli, gli artigiani del cibo, i cuochi, i giornalisti, gli appassionati. Tutti partecipano al rito della rielaborazione. Questa comunità, e la sua capacità di trascinare la tradizione fuori dalla categoria della memoria per consegnarla al futuro, rende Enologica un evento unico in regione, il laboratorio di libertà che parla in modo moderno di cose antiche e straordinarie.
Ad Enologica si incrociano tante strade e il pubblico si trova nel punto dove la comunità del cibo celebra il rito della sua classicità che diventa attuale. Partecipare ad Enologica significa conoscere gli artigiani e i vignaioli, ma soprattutto vivere  l’esperienza  del cibo in modo complesso come solo in Emilia-Romagna si può fare. La nostra ricchezza è questa, l’esperienza del cibo e del vino è inscindibile e la varietà diventa un valore. Noi lavoriamo tutto l’anno perché qui converga il meglio della regione, la parte più autentica e preziosa di quello che siamo. L’esperienza del cibo e del vino vale solo se è fatta al meglio, è profonda solo se è alta, è importante solo se è condivisa.
Enologica è un’occasione anche per questo, perché siamo comunità quando abbiamo costruito insieme, perché come dice Borges nei versi che abbiamo scelto come tema di questa edizione, Nessuno è la patria, tutti insieme lo siamo. Benvenuti ad Enologica 2011″.
Giorgio Melandri, curatore Enologica

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