COLL OCA RE. Ma non è la soluzione di un rebus…

“L’oca regina dell’estate”. E sì, perchè in occasione della trebbiatura del grano (almeno nell’Umbria mezzadrile) era lei la protagonista assoluta del pranzo, anzi di quello che era uno dei momenti clou dell’attività agricola, cui spesso partecipavano, oltre ai macchinisti (così erano chiamati gli operatori della trebbiatrice), per i quali veniva allestito un tavolo a parte, possibilmente all’ombra, anche il fattore ed il padrone.

Di rito erano le tagliatelle al sugo d’oca, i crostini con le interiora dello stesso animale, l’umido, a volte anche un altro primo piatto, stavolta in brodo, sempre d’oca (i tajulini), cui seguiva il lesso. Per finire, almeno con i secondi, il trionfo, ovvero l’arrosto!
Non era però infrequente trovare anche una sorta di piatto di mezzo per me molto gustoso, in una delle sue versioni, o in brodo o in umido: il collo dell’oca ripieno.
Questa parte di carne veniva svuotata e la pelle riempita. Gli ingredienti? Pane grattugiato, formaggio (pecorino), un uovo, qualche pezzetto di interiora e un po’ di prezzemolo tritato. In genere il collo era accompagnato da patate lesse, se in brodo. Veniva poi affettato e portato in tavola, dove chi voleva lo cospargeva di un’abbondante manciata di formaggio.
Mi ha confortato sapere che anche nell’Est europeo si faceva questo piatto (e/o si fa tuttora?), pur se con ingredienti diversi, ed arrosttito.
Infatti, leggendo il libro di Ilja Ehrenburg (Kiev 1891- Mosca 1967), La tempestosa vita di Lazik, Giuntina, Firenze 2009, a pag. 39 ho trovato: “...Si può ancora parlare di quei colli d’oca. Erano arrostiti tanto bene che la pelle scricchiolava e la si sentiva in tutta Gomel [città bielorussa allora dell’URSS, n.d.r.]; il ripieno era stato fatto con cipolla e funghi…
La mia curiosità prima o poi sarà soddisfatta, perché proverò a realizzare la pur vaga ricetta, rivisitandola creativamente…

Post Correlati

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.