Buon Natale con Omar Khayyám

L’ho sentito declamare di recente, durante i lavori di un convegno. Lo scorso anno invece, proprio di questi tempi, mi aveva letto alcune sue quartine Giulio Caporali, della Tenuta Valdipiatta di Montepulciano.

Così ho pensato di usare i versi di Omar Khayyám per gli auguri di Natale.
Mi paiono perfetti perchè aprono la porta a mille contraddizioni, spesso solo apparenti, e danno il senso della complessità della vita, in tutti i suoli mille rivoli, nelle sue più intime interpretazioni e sfaccettature.
Khayyám è un matematico, astronomo e filosofo persiano vissuto tra la fine del mille e la prima metà del 1100, in bilico tra razionalismo e misticismo, poeta forse per diletto, a spasso nel complesso rapporto tra Islam e vino, in cui pare voler affogare le disillusioni della vita e gli eccessi di pensiero razionale.
Ecco perchè li ho scelti…

È il tempo della giovinezza e bere è la cosa migliore
Abbi come compagno un vino lucente e un volto splendente
Questa ruota che gira è solo rovina, e deserto
Se ci vivi con la testa fatta deserta dal vino, è meglio!
Vieni, accarezza le chiome di gentile fanciulla
Prima che il fato ti infranga le membra.
Godi una coppa di vino finché il tuo nome è sul Libro di Vita.
Il cuore domato dal vino non è preda di affanni.
Il Giardiniere del cielo, molti di noi seminò e molti ha mietuto
Vano è quindi ogni pianto, vano è ogni lamento.
Riempi la coppa di vino e porgila a me
Io bevo di nuovo, ciò che deve venire è già deciso.
Se sono sobrio la gioia mi è nascosta da un velo
Ma la mia Mente perde coscienza se bevo
C’è un attimo solo fra sobrietà e ubriachezza
Per cui tutto darei. È quello la Vita!
Se bevi vino, bevilo insieme ai sapienti
O insieme a una bella fanciulla dal volto di tulipano
Non prenderne molto, né di frequente, né in pubblico.
Ma poco, ogni tanto e in segreto.
Allorché sarò morto immergete il mio corpo nel vino
E per rito funebre datemi un canto di vino purissimo
Se poi nel Giorno del Giudizio vorrete trovarmi ancora vivo
Tornate a cercarmi nella polvere delle taverne.
Allorché recideranno il virgulto della mia vita.
Le mie parti saranno sparse lontane una dall’altra.
Se dal fango mio allora modelleranno una brocca
Fatela colma di vino e io tornerò alla vita.

Post Correlati

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.