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Grk. Sapore di sale

Duro è rientrare alla vita di tutti i giorni, quando arriva settembre, avendo avuto la fortuna di trascorrere giorni beati, a fare una mazza, magari in un luogo di quelli dove ci sarebbe da buttare l’ancora ben più a lungo che per le tristane due settimane che il lavoro concede.

Il luogo dei giorni beati è un’isola del mediterraneo, di quelle che ci fanno ringraziare la sorte di essere figli di questo mare e guardare con occhi pieni di compassione quanti dalla pelle color carta incontriamo sulla nostra strada.
È un isola dalle acque ghiacciate, che se sei stato una volta in riviera romagnola non te ne fai capace che l’Adriatico possa avere anche un mare così. È un isola figlia della storia, dei coloni greci prima, di Venezia dopo, infine della modernità. Si chiama Korcula, è di fronte alla penisola di Pelješac, nella Dalmazia centro meridionale.
In italiano questi luoghi hanno i nomi di Curzula e Sabbioncello ed anche la loro cultura materiale, cucina in primo luogo, deve molto all’Italia. Alla repubblica di Venezia in particolare.
Ma non voglio parlare di cucina, bensì di vino. In questi tempi di folle ricerca di preziose gemme vitivinicole all’insegna della sapidità, di vigne minimali, di vitivinico(u)ltori artigiani che come sono la tradizione loro nessuno è… Io mi sparo on line, dopo aver custodito gelosamente il segreto per quasi dieci anni… Il più sapido, il più mineral-sabbioso, il più prefilossero, il più incontaminato geneticamente dei vini. Il suo nome è Grk, e si pronuncia come si scrive.


Nemmeno 20.000 bottiglie prodotte da poco più di cinque produttori, più  gli indigeni che ne fanno qualche centinaio per il loro consumo e gli viene miracolosamente molto bene. Il luogo è Lumbarda, sul lato all’estremo est dell’isola. Le vigne arrivano fino in spiaggia, le più vecchie sono ad alberello, il suolo è ovunque sabbioso, molte inselvatichite le lasciano sui confini delimitati da muretti a secco per attirare i parassiti (credo, almeno, la comunicazione con i croati che non parlano inglese mi rimane ostica).

L’eredità Titina ha lasciato piccoli appezzamenti divisi tra molti proprietari, i più fortunati non arrivano all’ettaro, chiaramente con filari spaiati nella conca di Lumbarda che, viste le piccole quantità, fanno massa del tutto, piante giovani o vecchie che siano. Il vino che ne nasce è di colore paglierino scarico, naso iodato, minerale, con sbuffi meravigliosi di macchia mediterranea.
La beva è compulsiva, fresca, sapida, lunga, sgrassa qualsiasi pietanza di mare, frittura compresa.
Il Grk si può comprare solo direttamente in cantina, al massimo in qualche ristorante – a Spalato il discreto Konoba Varos ne ha ancora qualche bottiglia di 2008 di Cebalo, per chi si trovasse a passare. Non esistono annate vecchie, la quantità è minima e la richiesta è alta.
I cugini Cebalo, su tutti Branimir e Bartul, con la cantina Bire producono il migliore Grk, il costo varia dalle 70 alle 100 Kune, dai 10 ai 13 euro circa, e li vale tutti.

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