San Paolina e la strada dei pomodori


Noi Irpini (Irpinia = provincia di Avellino – zona interna della regione Campania  – Italia) abbiamo un solo grande problema da affrontare nei mesi estivi: i camion dei pomodori. Se un Irpino, contro tutti e contro tutto, volesse andare, almeno una volta nella sua vita, a vedere il mare e malauguratamente gli passasse per il cervello di farlo tra luglio e agosto, deve affrontare il famigerato raccordo autostradale Salerno-Avellino.

Circa trenta chilometri in cui per due mesi le due corsie utili diventano una sola (e pure stretta) a causa dell’invasione di milioni di camion di pomodori.

Carichi di 88 cassoni da circa 300 chili ognuno, partono dalle prime pianure della Puglia confinanti con la Campania, in provincia di Foggia, attraversano il tratto appenninico per poi riversare il loro carico nelle aziende del più importante polo conserviero di pomodori d’Europa. Quella zona della Campania chiamata “agro Nocerino-Sarnese” in provincia di Salerno. Quello che storicamente era l’orto della Campania si è negli ultimi decenni convertito da produttore a trasformatore.

Vi operano circa 100 aziende che trasformano le diverse tipologie di pomodori in: pelati, pezzettoni, passata, concentrato, ecc.
Il 24 Novembre mi sono tolto la curiosità di visitare uno di questi stabilimenti e precisamente l’azienda San Paolina di Scafati (SA) uno dei paesi con la maggiore densità di opifici conservieri.


L’azienda nasce nel 1973, oggi è guidata da Deborah Rossella Russo, una tenace e lungimirante imprenditrici che ha ben chiari gli obiettivi aziendali e il percorso che bisogna seguire per raggiungerli. I pomodori che trasforma provengono tutti da coltivazioni Italiane, il 70 % proviene dalla Puglia, mentre il rimanente 30% da Battipaglia, in provincia di Salerno. Le tipologie di pomodori che vengono lavorati sono fondamentalmente tre: il pomodorino, il lungo e il tondo.

La raccolta, e quindi la lavorazione, iniziano nella prima decade di luglio con i pomodorini; poi si passa al tipo lungo fino ad agosto inoltrato per finire con il tondo durante i primi quindici giorni di settembre. Adesso un pò di numeri. Per me che sono abituato a visitare e ragionare con aziende vinicole le quantità sono “leggermente” differenti. L’azienda produce circa 40 milioni di pezzi tra barattoli (buatte in Campania) da mezzo chilo, un chilo e tre chili. Adesso una cifra sconvolgente, per i puristi delle produzioni per ettaro: in un ettaro di pomodori vengono prodotti circa 500 quintali.

Sì, ho capito che non è uva, ma i numeri fanno sempre un certo effetto. Il gentilissimo Dott. Raffaele di Stasio, il responsabile del controllo di qualità, mi guida attraverso il percorso che un pomodoro fa da quando varca il massiccio cancello fino ad arrivare inscatolato in magazzino. Sapete quanto ci impiega? Al massimo un’ora. Appena arriva il camion, viene immediatamente preso d’assalto dagli addetti del controllo di qualità che danno il primo sguardo al carico, verificando sommariamente la maturità della merce.

Poi i piccoli pomi vengono lanciati in uno slalom speciale insieme ad acqua proveniente da pozzi di proprietà aziendale. Il percorso è una corsa ad ostacoli con molti morti e feriti, che diventano a loro volta morti, appena vengono intercettati da sistemi sia elettronici (lettori ottici) che manuali (velocissime ed efficientissime donne che scartano tutto quello che è anche soltanto l’ombra di un pomodoro difettoso).

Poverini, mica si trattano così. Seguono diversi percorsi a seconda di quello che devono diventare. I pelati sono tra i più controllati. Già sono senza capelli poi li maltrattano pure. Loro arrivano, rossi e sanguinanti, dentro i barattoli e poi vengono accompagnati da succo di pomodoro, chiamato liquido di governo. Una volta in scatola vengono sterilizzati e immagazzinati in enormi colonne di pallets.

Tutto questo marasma di occhi e mani che vigilano sui piccoli palloncini rossi mi fanno andar via con un sentimento di tranquillità. Però vorrei dare un consiglio: ma se al posto dei camion si utilizzasse il teletrasporto?

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