Scroll Top

Eau de Paris

Non so se ci avete fatto caso anche voi ma i giornali di ieri sembravano tutti scritti da Mario Cardinali, il geniale direttore-editore del Vernacoliere.

Si passava con grande noscialanz dalle rivendicazioni di Berlusconi sui grandi meriti del suo partito nella lotta alla mafia a quelle del Papa riguardo la battaglia della Chiesa contro l’Aids. Di questo passo, dopo gli spot in televisione, credo che vedremo Topo Gigio Ministro della Salute.
Leggendoli, mi è tornato in mente di come gli stessi giornali non abbiano invece riservato grande spazio ad un’altra notizia, appena qualche giorno fa. Non che non l’abbiano trattata, questo no, ma certo il tema è così clamorosamente importante che forse avrebbe meritato un dibattito più ampio. Mi sarei accontentato dei tempi dedicati dalla stampa vinicola alla polemica barrique-botte grande. Sono uno di poche pretese, io.
Per farla berve, come avrete visto, il Decreto Ronchi (135/09, art. 15. Testo approvato definitivamente dal parlamento lo scorso 19 novembre) ha di fatto regalato l’acqua potabile ai privati, o meglio alle grandi multinazionali, sottraendola alle Regioni, ai Comuni, ai cittadini. Cioè a tutti noi.
I pochi interventi comparsi sulla gran parte della stampa si sono limitati a ragionare sui possibili aumenti delle tariffe. Lasciando a pochissimi, ormai considarati dei rompiballe o nella migliore delle ipotesi degli inguaribili sognatori, il compito di indignarsi per quello che a tutti gli effetti è un atto che cambia la natura delle cose e trasforma l’acqua da bene inviolabile e diritto sacrosanto dell’uomo a merce qualunque, soggetta alle leggi del mercato.

Ironia della sorte, proprio negli stessi giorni da Parigi ci hanno fatto sapere che l’acqua della città verrà rimunicipalizza, non riconfermando i contratti con i due fornitori privati, Veolia (che gestisce la rive droite) e Suez (sulla rive gauche), dando seguito alla promessa elettorale del sindaco Betrand Delanoë.
Il nuovo corso dell’acqua parigina sarà gestito da una nuova società pubblica che nascerà dalla fusione delle due reti di distribuzione della rive droite e della rive gauche, e si chiamerà Eau de Paris*.
Ma i paragoni con la Francia sono sconvenienti in Italia, a meno che, ovvio, non si tratti della entusiasmante gara tra i due paesi sulla quantità di spumante prodotto…
*Lo so, non avremo mai una società dal nome così figo, che quando apri il rubinetto ti sembra di essere in profumeria, ma questo non è un buon motivo per rinunciare alla nostra acqua!

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.