Uno di due


Il Grado di  intelligenza degli uomini si misura da quanta sana follia impiegano per comprendere i fenomeni che si manifestano davanti ai propri occhi. Lo sforzo cerebrale di capire fino in fondo la statura dei pregi e dei difetti di un sorso.

La bellezza oggettiva, chiara, vivace, unica, perfetta.Stringere tra le proprie braccia la terra e la mente di un pezzo di vita. Strati differenti di soffici zolle (composizione dei terreni della Vigna Rancia), quelle zolle tracciate dai confini stretti e precisi (Chianti Classico DOCG, limite sud dell’areale, comune di Catelnuovo Berardenga). Non ci sono vie di scampo, si va di la della linea e si avverte la forza, si viene di qua e si capisce la storia.

Solo uno è l’obiettivo, due sono troppi, o uno o l’altro, non si può tentennare. O si tifa per la Fiorentina o per la Juventus, non si può simpatizzare per entrambe. Solo uno, soltanto uno. O l’alloro o l’arancia, l’anatra non si può cucinare con entrambe.

Le esigenze dell’uomo non  possono soffrire tra la beffarda capacità, finta, di dar ragione a più soggetti, si deve sbrigliare la dirompente falcata di comprensione, classificazione, riconversione dei sensi. Ognuno ha dentro di sè la capacità di discernere e di argomentare pensieri soggettivamente confortanti.

La passione nel perdere le cose e le strade (Antonio perde la borsa e la starda del ritorno da San Miniato), il ritrovare entrambe con la rabbia o la saggezza. Il sole affonda i raggi in muri ristrutturabili, la mezzadria non è il metodo, il cancello non c’è. O si sta stretti o larghi (in una Jeep ci stiamo in sette), o si soffre sotto o si gode sopra.

O sud o nord, o vecchie o giovani (le vigne ). I tempi si alternano tra freschi e caldi, da zero a dieci l’equilibrio è possibile? Quale annata dal ‘90 al ’00 ha raggiunto un equilibrio perfetto? In quale punto ? Sotto quale coperta? Dietro quale bancale? (Antonio ritrova la borsa dietro un bancale di Pergole Torte a Montevertine).

A ben pensare c’è chi esulta anche quando il numero è zero (ci stappano un Fontalloro ‘90 e Paolo prende il volo con un salto di entusiasmo bambinesco. Vi sorprende, questo? (molti di voi sono certi che la ’90 in Toscana sia annata calda e quindi non entusiasmante). Non dovete. Credete come fedeli, in ginocchio…e basta! Non ci sono i padroni? (A Castell’In Villa la proprietaria si è dimenticata della nostra visita). Eppure si sudano energie e si dimagrisce (compriamo lo stesso alcune bocce).


Soddisfare i futuri piaceri è il nostro mestiere, per adesso si bestemmia (quanto ca@@o ho speso?). Ma il vero dilemma è : è più buono il Chianti Classico Riserva Rancia 1995 della, GRANDIOSA, cantina Felsina, di Castelnuovo Berardenga (vino prodotto da uve provenienti dall’ultimo vigneto del confine sud dell’areale di produzione del Chianti Classico),  o il Fontalloro 1990 (un Toscana IGT prodotto con uve Sangiovese, provenienti da un vigneto della denominazione ed altri due nella zona del Chianti Colli Senesi) della medesima, GRANDIOSA, cantina?

Citando il Prof. De Magistris, il primo è un fungo allucinogeno, induce a stravaganze mentali, mentre il secondo è consolatorio e riappacificatore. Si deve scegliere, questo è la meta di queste righe. E’ una scelta di campo.

Essere Rancisti o Fontallorini è lo spartiacque di un degustatore. Stare dalla parte del cervello o del cuore, la certezza o il caos gustativo. Io, vivo nel caos ma cerco certezze, quindi, voto per il Fontalloro ‘90. Rubino cupo e luminoso il colore, il naso elegantissimo di fiori secchi, mirtillo, grafite, chiuso da calde tonalità agrumate. In bocca è pieno, saporito, i tannini risolti e suadenti, il finale è interminabile con l’acidità che spinge fino in fondo un quadro aromatico più complesso di quello descritto.

Per favore, almeno voi, salvatevi dal mondo con due alternative, dedicatevi alla ricerca di un mondo con una sola possibilità.

Post Correlati

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.