La Locanda da Crispino | Maria De La Paz Zamudio Reyes

“Che bello il vostro tavolo: avete chiesto tutte cose diverse e mi sono divertita a proporvele. Quelli che ordinano tutti lo stesso piatto mi annoiano”. Parola di Maria De La Paz.

Riassunto. Sei persone, otto antipasti differenti, sei primi e sei secondi tutti diversi. Mi sarei aspettato almeno il broncio. E invece, con un largo sorriso, soave e disarmante come il suo nome, eccola apparire dalla cucina per venirci a salutare.
Lì per lì avevo frainteso, pensavo si chiamasse Maria La Pazza (a causa di un amico francofono che non se la cava bene con la pronuncia italiana… e spagnola). Pazza sì, ma d’amore: amore per la cucina, amore per il senso dell’ospitalità, per il piacere di interpretare un territorio ricco e variegato come quello delle colline di Montecchio, sopra al lago di Corbara, dove c’è “La Locanda”.
Pazzi di gioia noi dopo una giostra di piatti assai buoni, umbri come solo un’interprete locale può concepirli così convincenti. Colombiana di nascita, europea per scelta, con un curriculum di tutto rispetto, soprattutto per una ragazza giovane come lei, eccola godersi (ho avuto questa sensazione) la dimensione di questo locale caldo e accogliente, grazie anche al proprietario Luciano Bracciantini, che con la sua vulcanica simpatia sembra, da un verso equilibrare la umana delicatezza di Maria, d’altro canto è invece la vigorosa continuazione in sala dell’energia leonina che la Signora Reyes (non era un personaggio di Zorro della Walt Disney?) esprime ai fornelli.
Non lasciatevi ingannare dal sorriso dolce e dallo sguardo ammaliante di questa ragazza. In cucina si trasforma in una Dea Kalì e fa roteare le sei braccia come un turbine, creando golose sinfonie.
Oggi c’è domani chissà è la formula dell’antipasto che segue stagione e mercato mattutino. Si può scegliere fior da fiore o, come ho fatto io (manco a dirlo) farsi portare tutta la serie in mini porzioni.
Tra i primi, numerosi e deliziosi, voglio mettere in evidenza la purezza nella sua semplicità della pappardella al ragù bianco di coniglio: il piatto praticamente rasenta la perfezione. Spesso, dopo antipasti e primi, la ristorazione media si siede e abbassa il livello. Qui si continua a volare alto, per la tecnica, la cura e per la padronanza della “lingua umbra”. Le materie prime, costituiscono gli elementi di una composta architettura gastronomica tradizionale. Arrivano in tavola disossati e farciti, polli, faraone, conigli, insieme con agnello, maialino, carni bovine e cacciagione. Si intravede una capacità di osare, credo, tenuta volutamente a freno per non snaturare l’impostazione di trattoria che il locale si è dato.  Dolci? Certo, come lei.
Tornerò a trovarti, Maria De La Paz, perché le cose che hai fatto entrare dentro di me (si, va beh, attraverso la bocca) sono così buone che… non possono che rendermi un uomo migliore.

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