Biodinafrica

La biodinamica ha ormai convinto tutti. Almeno in agricoltura. Sull’onda del successo dei vini naturali, naviga a gonfie vele e sbarca anche in Africa, dove raccoglie consensi tra i più sensibili dei produttori locali.

Uno di questi, nel Rif, lungo i pendii che scendono verso Fes, all’interno di uno dei migliori cru della regione, ha isolato più che delimitato una porzione di terreno dalla quale per ragioni climatiche, geologiche e fisico-chimiche, si ottiene un prodotto identificabile e di qualità superiore.
Ambrato. Al naso profumi di spezie e frutta secca. Poi sottobosco, funghi, erba bagnata. In bocca e’ ricco e morbido. Riempe la cavità orale e fodera il palato di velluto. Persistente. Ammutolisce al primo assaggio.
Nasce da piante di 8 anni, allo zenith della propria carriera, che non subiscono alcun trattamento chimico. Il raccolto, effettuato a settembre, è manuale e segue il calendario lunare. Una rigorosa selezione riduce ulteriormente la quantità di materia prima atta ad esser lavorata. Difficilmente reperibile in enoteca.
Senza etichetta, viene venduto sfuso solo in fattoria o a commercianti che vi pongono il proprio marchio. La simpatia che provo per il produttore non mi consente di fornire ne’ il nome ne’ l’indirizzo.

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