Il vino giusto al momento giusto

Diciamocelo, l’appassionato di vino è soggetto a stress continui, figli di situazioni complesse e spesso complicate che solo l’esperienza e la sagacia tattica possono dirimere.

Tra quelle più comuni e allo stesso tempo difficili, una vasta casistica che potremmo racchiudere sotto il cappello ‘che cavolo di vino porto?’.
Domanda banale, in apparenza, che sottende nella realtà un’infinità di trabocchetti e di imbrogli. Che vanno conosciuti e studiati, onde evitare dileggi e, quel che è peggio, colossali fregature.
Non c’è cosa peggiore di portare il vino giusto alla persona sbagliata, o il vino sbagliato alla persona giusta. I ritrovi tra enomaniaci, per dire, impongono scelte dolorose e ore di studio in cantina. Nessuna etichetta sembra all’altezza della situazione o comunque in grado di stupire gli smaliziati invitati al convivio. Di contro, il vino-dipendente avrà vita dura nell’intervenire ad una cena di comuni mortali, mediamente disinteressati al suo liquido idroalcolico preferito. Le bottiglie su cui fiorndarsi, in questo caso, non saranno tra quelle segnate col circoletto rosso, ma dovranno rappresentare l’eccellenza agli occhi dei poco esperti. Quel che basta, né più né meno, per vincere la partita senza giocare gli assi.
Più facile a dirsi che a farsi, perché la vita vera è sempre più incasinata della teoria e le varianti alle situazioni ‘tipo’ non mancano. Anzi, sono centinaia, migliaia, milioni.
A chi non è capitata questa scenetta? Uno porta un vino del cuore, a dimostrazione di quanto ci tiene all’invito. Il galateo in questi casi impone la stappatura del flacone ma il padrone di casa sembra tentennare. E mentre propone, in rapida successione, un prosecchino Valdo, il rosso del suocero fatto in casa ‘senza metterci niente’ e il Moscato spumante sopravvissuto ai festeggiamenti di San Silvestro 2001, tu guardi tremolante e sudaticcio il tuo Ruchottes – Chambertin messo in un angolo. Che fare? Certo non possiamo riportarci indietro la bottiglia, dunque s’impone una strategia raffinata.

Tra le mie soluzioni preferite:

A) ‘Mi hanno detto che la bottiglia che ho portato si sposa benissimo alla carne di muflone siberiano. Domani vado a comprarne un po’ così la cuciniamo insieme e vediamo se l’abbinamento è davvero perfetto’.

B)
‘Il vino che ho portato è tra quelli da inserire nelle prossime recensioni, ti dispiace se lo assaggiamo comunque? Sai, è solo per una questione di lavoro, non vorrei avere problemi in ufficio (soluzione per pochi, lo so…)’.
Altro caso ancora: portare la bottiglia giusta alla persona giusta. Ma la sera sbagliata. Un  tête-à-tête o roba del genere, per esempio, soggetto però a qualche fuori programma. Che so, il pollo si brucia e si è costretti ad andare al ristorante. Oppure lei aveva già pensato al vino, che ovviamente era altrettanto importante. O magari la cena finisce prima del previsto e lo Champagne che hai portato resta in frigo.
Vabbè, che importa, ci sarà presto un’altra occasione. Magari è così. O magari no. E allora che fare per non perdere il ben di dio per cui ti eri svenato? In questi casi è bene uccidere l’orgoglio e parlare chiaro.
Così ho fatto, tanto che ieri, dopo più di un anno e mezzo, io e una mia amica abbiamo finalmente tirato fuori dal frigo uno Champagne Millesime 2000 del grande Egly Ouriet. Un gesto tante volte pensato e desiderato. Un’attesa lunghissima. Troppo, evidentemente, perché quel vino magnifico tenuto in frigo per tutto questo tempo non ha retto, prendendosi gioco delle nostre lungaggini. Non che fosse morto ma… da una boccia di quel calibro ti aspetti ben altro.
Nel nostro caso è andata bene comunque. Un Rosé di Selosse di quelli giusti ha salvato la serata.
Ma la morale non cambia. E’ già difficile trovare il vino e le persone giuste, per lo meno cerchiamo di non sbagliare i tempi…

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