The cat is on the table

Al centro di un segretissimo esperimento internazionale riguardante l’apprendimento linguistico (o meglio il non apprendimento), da qualche giorno mi trovo a Londra, città che suo malgrado mi ospiterà per un mesetto.

Sulla riuscita dell’operazione si sono ovviamente pronunciati anche i Bookmakers del paese, noti in tutto il mondo per acume, fantasia e senso degli affari. In onore alla loro fama, gli scommettitori britannici hanno subito sospeso le puntate, ritenendo segnato fin dall’inizio l’esito dell’avventura, superata persino, nel calcolo delle (im)probabilità, dalla vittoria dello scudetto italiano dell’Atalanta.
Scoraggiato da tanta sfiducia, peraltro comprensibilissima visti i precedenti, ho deciso quantomeno di godermi la città, visitandone i luoghi culto, i monumenti e le opere architettoniche più ricercate, celebri in tutto il mondo e capaci di richiamare ogni anno milioni di sofisticati visitatori: i pub.
La mia missione è solo all’inizio, dunque il resoconto finale arriverà più avanti, ma da una primissima ricognizione posso dire che un fenomeno riguardo la birra di Sua Maestà è in atto. Certamenete recente, come e più che in altri paesi, nonostante la lunghissima tradizione inglese con la bevanda, anche da queste parti i microbirrifici spuntano come funghi, in particolare a Londra.
Tutto inizia nel 2002 quando una legge voluta da Gordon Brown, che impone tasse proporzionalmente più basse per i birrifici più piccoli, apre di fatto la strada al nuovo corso, che tuttavia esplode in pieno solo negli ultimi 2 – 3 anni. Qualcuno la definisce una nuova epoca Vittoriana per le Ales inglesi, quel che è certo è che, fuori dalle prevedibili rotte di pub stantii, incapaci di uscire dai soliti, grandi nomi, è tutto un fiorire di locali indipendenti, club, etichette e pinte fuori dal comune.
A guidare la rivolta dei London Smaller Breweries è sicuramente la zona Est della città con microbirrifici come il Hackney Brewery, il Redchurch, il London Fields Brewery e quella più a Nord, dove imperano il Camden Town Brewery e il Redemption.
Di quest’ultimo ho appena assaggiato la Trinity, appena 3° di piacere luppolato, di sconvolgente freschezza “verde” e un punto d’amaro formidabile, anche se piuttosto impegnativo per i neofiti del genere.
Detto questo, volevo tornare brevemente sull’argomento di giornata, anche per tranquillizzare il direttore della mia banca che sta parzialmente finanziando la missione. I luminari della lingua britannica e i numerosi scienziati di settore che mi hanno preso in consegna, studiando nel dettaglio i due neuroni trovati, assicurano che alla fine del mese avrò compiuto inimmaginabili passi avanti.
Secondo alcuni, avvistando un “gatto sopra il tavolo” saprò avvertire dell’accadimento eventuali interessati, in perfetto idioma locale. Altri arrivano a pronosticare addirittura la traduzione del colore dell’ignaro felino, garantendola al 100% per le versioni bianco e nero. Vedremo, io intanto vado a farmi un’altra pinta…

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