Upside-down

Proviamo a fare un po’ di fantasociologia enoica (a voi stabilire quanto sia fanta, anche senza aranciata), insomma cazzeggiamo un tantino, e accostiamo alcuni stili musicali ai costumi delle aziende vitivinicole.

Badate bene non ai vini, ma ai costumi, cioè alla “weltanschauung”, o concezione del mondo, insomma alla filosofia produttiva aziendale.
Così, di primo acchito, il punk sembrerebbero cucirsi addosso immediatamente a qualche azienda della serie “alternative”, ce ne sono di varia declinazione. E invece no, sbagliato. Il più classico stile punkettaro della serie “I Fought the law and the law won” (ho combattuto la legge e la legge ha vinto), come cantavano i mai poco rimpianti Clash, meglio starebbe a fare da colonna sonora a qualche mega-griffe che, magari nel recente passato è ricorsa a alcune “deviazioni”, ma, appunto, si è intromessa la legge.
Ancora un altro stile musicale, sempre estremo, l’heavy metal. Il ragionamento (lo so è una parola grossa) sostanzialmente non cambia e un gruppo storico come i Judas Priest, urlando il proprio spirito ribellistico a 100.000 watt (“feel as though nobody cares if I live or die, so I might as well begin to put some action in my life, breaking the law”, sento che a nessuno importa se vivo o muoio e allora potrei anche cominciare ad agire, infrangendo la legge), sarebbe una colonna sonora perfetta per una mal invecchiata tenuta del principeducacontemarchesebarone, che per farsi improvvisamente moderna “c’ha provato”, piuttosto che per una azienda biodinamica, talebanamente ligia a certificazioni, disciplinari, leggi del cosmo etc. etc.
Anzi, per quest’ultime realtà forse la musica più adatta sarebbe l’intimista e moralistica “Povera patria” di Battiato o lo Zauberflöte di Mozart, opera dedicata all’armonia del mondo. Punti di vista o di svista?

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